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Ras lascia il carcere per motivi di salute

Frignano/San Cipriano d’Aversa. Il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha disposto la concessione degli arresti domiciliari ad Angelo D’Errico, 72 anni, originario di Frignano, in esecuzione di una condanna definitiva a 10 anni e 4 mesi di reclusione. L’uomo, fino a pochi giorni fa detenuto nel carcere di Civitavecchia, è stato ritenuto non più compatibile con il regime penitenziario ordinario a causa di un quadro clinico particolarmente compromesso.

 

La decisione è maturata al termine di un’attenta istruttoria fondata su relazioni mediche dettagliate, che hanno evidenziato la presenza di più patologie di rilevante gravità. Secondo quanto accertato dai giudici, le condizioni di salute del detenuto richiedono cure continue e monitoraggi specialistici non garantibili all’interno di una struttura carceraria, rendendo necessaria l’adozione di una misura alternativa.

 

D’Errico sta scontando una pena per associazione di tipo mafioso, in relazione al gruppo Venosa, oltre che per una serie di reati di natura economica, tra cui violazioni societarie e falsificazione di monete. Pur riconoscendo una residua capacità di incidere sul contesto sociale, il Tribunale ha ritenuto che tale rischio possa essere adeguatamente contenuto attraverso la detenzione domiciliare, accompagnata da prescrizioni particolarmente rigorose.

 

Il condannato sconterà il resto della pena presso l’abitazione di famiglia a San Cipriano d’Aversa, dove sarà sottoposto a controlli costanti e al rispetto di obblighi stringenti imposti dall’autorità giudiziaria. Il provvedimento prevede espressamente che qualsiasi violazione delle regole comporterà l’immediata revoca del beneficio e il ritorno in carcere.

 

L’istanza di accesso alla misura alternativa è stata presentata dall’avvocato Domenico Della Gatta, che ha seguito l’intero iter difensivo davanti ai giudici della magistratura di sorveglianza.

 

La vicenda riaccende il dibattito sul difficile bilanciamento tra la necessità di garantire la sicurezza collettiva e il rispetto dei diritti fondamentali delle persone detenute, soprattutto nei casi in cui gravi condizioni di salute impongano valutazioni di carattere umanitario.

 

 

 

 

 

 

 

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