
SANTA MARIA CAPUA VETERE/POLLENA TROCCHIA. Una arrivava dalla città del Foro, l’altra dall’Ucraina. Due storie diverse accomunate dalla stessa fragilità e da un destino drammatico terminato in un edificio incompiuto di Pollena Trocchia trasformato, secondo gli investigatori, in teatro di un duplice omicidio. Le vittime sono Sara Tkacz, 29 anni, nata a Santa Maria Capua Vetere e senza una fissa dimora, e Lyuba Hlyva, 49enne di origine ucraina, anche lei costretta a vivere in condizioni di estrema precarietà. I loro corpi sono stati trovati all’interno di un cantiere abbandonato di viale Italia, a pochi passi dalla scuola Tognazzi.
Per il duplice delitto è stato fermato Mario Landolfi, 48enne residente a Sant’Anastasia, accusato dalla Procura di Nola di aver ucciso entrambe le donne a distanza di meno di ventiquattro ore. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della Tenenza di Cercola, l’uomo avrebbe contattato le vittime tramite un sito di incontri e le avrebbe convinte a raggiungerlo nel palazzo ancora in costruzione.
La prima a perdere la vita sarebbe stata Lyuba Hlyva nella serata del 16 maggio. Il giorno successivo, quasi con lo stesso schema, sarebbe toccato alla giovane 29enne del Casertano. Gli investigatori parlano di dinamiche molto simili: l’incontro nell’edificio, il rapporto sessuale consumato ai piani superiori, poi una discussione degenerata in violenza fino alla caduta nel vuoto da oltre quindici metri.
Il ritrovamento dei corpi ha sconvolto l’intera area vesuviana anche per le condizioni in cui le due donne vivevano. Entrambe senza casa, entrambe costrette a spostarsi continuamente. Sara Tkacz, la più giovane delle vittime, era originaria della zona di Santa Maria Capua Vetere. Il suo nome nelle ultime ore ha iniziato a circolare tra conoscenti e persone che la incrociavano frequentemente tra Napoli e l’hinterland.
Fondamentale per le indagini sarebbe stata la testimonianza di una coppia che si trovava poco distante dal cantiere e che avrebbe sentito urla provenire dall’edificio. Poco dopo, i due avrebbero notato un uomo uscire dalla struttura con una borsa femminile. Da lì l’allarme ai carabinieri e l’avvio della caccia al presunto assassino.
Quando i militari hanno raggiunto l’abitazione del 48enne, avrebbero trovato ancora tracce di sangue sugli abiti e alcuni oggetti riconducibili alle vittime. Durante l’interrogatorio, l’uomo avrebbe ammesso il primo delitto sostenendo che la lite sarebbe nata da una discussione sul denaro richiesto per la prestazione sessuale. Una versione che però non convince completamente gli inquirenti, soprattutto alla luce del secondo omicidio avvenuto il giorno successivo. Per questo motivo la Procura non esclude scenari più inquietanti e continua ad approfondire il profilo dell’uomo.

