
Giugliano. Una notte di forte tensione quella appena trascorsa presso il reparto di Medicina Interna dell’Ospedale S. Giuliano a Giugliano in Campania, dove il personale sanitario è stato coinvolto in una situazione particolarmente critica durante le fasi che hanno preceduto e seguito il decesso di una paziente ricoverata. L’episodio sarebbe iniziato con il progressivo aggravamento delle condizioni cliniche della degente, fino al sopraggiungere di una fase terminale, circostanza comunicata dai sanitari ai familiari. Dopo l’annuncio dell’imminente decesso, la situazione sarebbe rapidamente degenerata: alcuni parenti, nonostante le disposizioni di sicurezza e le restrizioni all’accesso, avrebbero forzato la porta blindata del reparto, entrando nella stanza mentre gli operatori erano impegnati nelle procedure assistenziali.
Tra le persone entrate vi era un uomo che avrebbe dichiarato di essere un medico in servizio presso l’ASL Napoli 1. L’uomo, secondo quanto emerso, sarebbe salito sul letto della paziente e avrebbe iniziato autonomamente alcune manovre riconducibili a un tentativo di rianimazione, interferendo con le attività condotte dagli operatori. Successivamente avrebbe assunto un atteggiamento fortemente aggressivo nei confronti del personale, utilizzando il proprio telefono cellulare per effettuare registrazioni video all’interno della stanza e chiedendo a gran voce l’intervento delle forze dell’ordine. Contestualmente, due donne presenti insieme all’uomo avrebbero rivolto agli infermieri insulti, urla e minacce, contribuendo a creare un clima di forte intimidazione all’interno del reparto.
La presenza dei familiari avrebbe inoltre ostacolato lo svolgimento degli accertamenti previsti dopo il decesso. In particolare, continuando a toccare la salma, avrebbero provocato movimenti suscettibili di alterare il tracciato del tanatogramma. Sarebbe stata inoltre impedita temporaneamente la rimozione di alcuni dispositivi, tra cui il catetere vescicale e il catetere venoso periferico, in attesa degli adempimenti connessi all’intervento dell’autorità giudiziaria, già interessata dai carabinieri. Nonostante le condizioni di particolare concitazione e le difficoltà incontrate, gli operatori sono riusciti a completare le procedure previste dalla normativa e gli adempimenti connessi alla constatazione del decesso.
L’accaduto ha provocato una netta reazione da parte della direzione sanitaria, che ha evidenziato la necessità di adottare misure immediate per garantire la sicurezza e l’integrità psicofisica degli operatori. Tra gli aspetti ritenuti più gravi figurano le presunte minacce e aggressioni al personale, l’accesso non autorizzato all’area ospedaliera, l’interferenza con le attività sanitarie, le possibili violazioni della riservatezza derivanti dalle riprese effettuate senza autorizzazione e l’ipotesi di interruzione o intralcio del pubblico servizio.

