Diecimila euro di debiti col clan per le scommesse sportive: “Se non paga gli faccio saltare…”

Castel Volturno/Casal di Principe. Secondo gli atti dell’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, uno dei principali strumenti attraverso cui il gruppo riconducibile a Costantino Russo, figlio dello storico boss Peppe “o’ Padrino”, consolidava il proprio potere sul litorale domizio era rappresentato dalla gestione delle scommesse clandestine. Un’attività che, oltre a generare ingenti profitti, veniva accompagnata da un sistema di intimidazioni nei confronti dei giocatori che accumulavano debiti.

 

Le contestazioni sono contenute nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita dalla Dia nei confronti di 23 indagati, dodici dei quali finiti in carcere. Tra gli episodi ricostruiti dagli investigatori spicca quello di uno scommettitore che avrebbe maturato un’esposizione debitoria di circa 10mila euro.

 

Per rientrare del denaro, il giocatore avrebbe consegnato una serie di assegni postdatati da 1.500 euro ciascuno. Quando uno dei titoli avrebbe creato problemi di incasso, la vicenda sarebbe rapidamente degenerata. Dalle intercettazioni emerge infatti il presunto intervento diretto di Costantino Russo che avrebbe incaricato il suo collaboratore Vincenzo Galiero di contattare il debitore e intimargli il pagamento.

 

In una conversazione captata dagli investigatori compare una frase ritenuta particolarmente significativa: il giocatore doveva essere avvisato che, qualora fosse saltata anche una sola scadenza, avrebbe subito pesanti conseguenze fisiche. Un’espressione che gli inquirenti interpretano come una chiara minaccia finalizzata a costringere la vittima a rispettare gli impegni economici.

 

Un secondo episodio riguarda invece un altro cliente che, secondo quanto contestato dalla Procura, avrebbe versato migliaia di euro per onorare numerose giocate effettuate attraverso il circuito illecito gestito dall’organizzazione.

 

L’attività di raccolta delle scommesse sarebbe stata organizzata all’interno della cosiddetta “Area 51”, individuata dagli investigatori come il centro operativo del gruppo criminale. Proprio questi episodi costituiscono uno dei filoni dell’inchiesta che contesta a Costantino Russo e a Vincenzo Galiero il reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il clan dei Casalesi. Le accuse dovranno ora essere vagliate nel corso del procedimento giudiziario.

Un click e sei sempre informato! Iscriviti al nostro canale WhatsApp per ricevere le news più importanti. Premi qui ed entra!