Estorsione al cantiere del polo scolastico, ribaltone: condannata anche a’ Sparatora. Confermata pena per il boss

San Felice a Cancello/Santa Maria a Vico. Ribaltone in Corte di Appello per il processo sull’estorsione al cantiere del nuovo polo scolastico di Santa Maria a Vico. I giudici napoletani hanno confermato la condanna nei confronti del boss 70enne Clemente Massaro, alias ‘o pecuraro, mentre hanno completamente riformato la posizione della compagna Antonietta Sgambato, conosciuta come ‘a sparatora: dall’assoluzione in primo grado si passa ad una condanna a 4 anni e 5 mesi di reclusione.

Il ruolo

Per la Corte di Appello, dunque, la donna era consapevole di quanto stava avvenendo e del ruolo nell’azione estorsiva contestata. Infatti come si vede dalle immagini è lei che mette in borsa la busta della tangente con i soldi all’interno.

L’arresto dopo indagine lampo

I due erano stati arrestati nell’aprile 2025 dai carabinieri della Compagnia di Maddaloni al termine di un’indagine lampo relativa alla richiesta estorsiva avanzata nei confronti del titolare del cantiere del polo scolastico in costruzione in via Felicissimo a Santa Maria a Vico.

Secondo l’accusa, l’obiettivo era ottenere il 3% su un appalto da circa 3 milioni e 300 mila euro relativo alla realizzazione del primo lotto del campus scolastico.

In primo grado, con rito abbreviato davanti al GIP di Napoli (17ª sezione), dottoressa Tirone, era arrivata la condanna per Massaro a 5 anni, 6 mesi e 20 giorni di reclusione, mentre Antonietta Sgambato era stata assolta con immediata scarcerazione e restituzione delle somme sequestrate.

Nelle motivazioni della sentenza di primo grado il giudice aveva escluso la compartecipazione soggettiva della donna all’azione estorsiva, evidenziando che Sgambato non fosse presente nel momento della richiesta al cantiere e che il gesto di prendere la busta contenente il denaro dalle mani del compagno all’interno del bar non dimostrasse la conoscenza della provenienza di quei soldi.

Una lettura che però non aveva convinto la Procura, che già in primo grado aveva chiesto per lei una condanna a 10 anni. Ora i giudici di secondo grado hanno accolto una diversa interpretazione, ritenendo invece provato il suo coinvolgimento.

Il clan che porta il suo nome

Per Massaro resta quindi in piedi la condanna. Nel primo verdetto il giudice aveva riconosciuto l’aggravante del metodo mafioso, escludendo però quella dell’agevolazione del clan, ritenendo non provata un’attuale partecipazione del 70enne al sodalizio criminale che porta proprio il suo nome.

Nelle motivazioni veniva infatti evidenziato come Massaro fosse stato condannato in passato per la partecipazione al clan Massaro fino al 2003, ma senza elementi sufficienti per affermare una sua attuale appartenenza all’organizzazione.

La decisione della Corte di Appello aggiunge ora un nuovo capitolo alla vicenda: confermata la responsabilità del boss e ribaltata completamente la posizione della compagna, che da assolta passa ad una condanna superiore ai quattro anni.

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