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I conti nascosti nelle chiavette Usb: i segreti del clan incastrano il vecchio padrino

 

MARCIANISE. Più che una sentenza, a raccontare il cuore dell’inchiesta sono stati alcuni piccoli dispositivi informatici. Pen drive apparentemente anonime che, secondo magistrati e investigatori, custodivano una sorta di archivio riservato del clan Belforte, con dati, annotazioni e riferimenti capaci di ricostruire l’organizzazione interna della cosca di Marcianise.

Quei supporti digitali, sequestrati nel gennaio del 2007 nell’abitazione di un affiliato poi diventato collaboratore di giustizia, sono diventati negli anni uno degli elementi più rilevanti di diverse indagini sulla struttura del gruppo criminale. All’interno, secondo quanto emerso nei processi, sarebbero stati conservati documenti riguardanti la gestione economica dell’organizzazione: elenchi di affiliati, somme di denaro distribuite ai componenti del clan, sostegni economici ai detenuti e annotazioni relative alle attività illecite.

Una sorta di contabilità parallela che avrebbe consentito agli investigatori di comprendere non soltanto i movimenti finanziari del gruppo, ma anche i rapporti gerarchici e i meccanismi di sostentamento adottati dalla cosca nei confronti dei propri uomini.

Tra i nominativi riportati nei file compariva anche quello di Gennaro Buonanno, conosciuto negli ambienti criminali come “Gnucchino”. Proprio la presenza del suo nome nelle registrazioni contabili è stata considerata dagli inquirenti uno degli indizi più significativi della sua permanenza all’interno dell’organizzazione nonostante i periodi trascorsi in carcere.

Secondo gli accertamenti, infatti, il clan avrebbe continuato a garantire sostegno economico agli affiliati detenuti e alle rispettive famiglie, una pratica tradizionalmente utilizzata dalle organizzazioni mafiose per mantenere saldo il vincolo associativo. Un elemento che, insieme alle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, ha contribuito a delineare il quadro accusatorio.

I pentiti ascoltati nel corso degli anni hanno descritto Buonanno come un soggetto inserito stabilmente nella struttura criminale, con ruoli legati alle estorsioni e al traffico di droga. Tuttavia, al di là delle testimonianze, sono stati proprio i dati contenuti nelle chiavette Usb a rappresentare il tassello documentale ritenuto più significativo dagli investigatori.

Le motivazioni depositate nelle scorse settimane dalla Corte di Cassazione richiamano infatti il valore di quel materiale informatico, considerato una fotografia interna dell’organizzazione e della sua capacità di mantenere rapporti e sostegno economico ai propri affiliati anche durante la detenzione. Una documentazione che, a distanza di quasi vent’anni dal sequestro, continua a rappresentare una delle testimonianze più dettagliate sulla gestione interna del clan Belforte e sui suoi meccanismi di funzionamento.

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