
Santa Maria Capua Vetere. La Corte di Cassazione ha ridotto la pena nei confronti di un detenuto napoletano coinvolto in un violento episodio avvenuto all’interno della casa circondariale “Francesco Uccella” di Santa Maria Capua Vetere. I giudici della sesta sezione penale della Suprema Corte si sono pronunciati sul ricorso presentato da Giosuè Matuozzo, 42 anni, contro la decisione emessa in secondo grado dalla Corte d’Appello di Napoli.
In precedenza i magistrati partenopei avevano confermato la sentenza del tribunale sammaritano che aveva condannato l’uomo a 2 anni e 2 mesi di carcere per una serie di reati commessi nel settembre del 2019 mentre era detenuto. Tra le accuse contestate figuravano lesioni, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, danneggiamento e porto abusivo di oggetti atti ad offendere.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il detenuto avrebbe reagito con violenza nel tentativo di impedire agli agenti della polizia penitenziaria di effettuare una perquisizione nella sua cella. Gli agenti erano alla ricerca di un coltello artigianale realizzato all’interno del carcere. Durante quei momenti di tensione il 42enne avrebbe distrutto parte dell’arredamento della stanza detentiva e anche alcuni sanitari, minacciando i poliziotti con frammenti di ceramica ottenuti dalla rottura dei servizi igienici.
La successiva ispezione, secondo gli atti processuali, consentì effettivamente di rinvenire l’arma rudimentale che gli agenti stavano cercando.
La difesa dell’imputato aveva presentato ricorso in Cassazione sostenendo presunte violazioni di legge e vizi nella motivazione della sentenza. La Suprema Corte ha però ritenuto gran parte delle contestazioni generiche, accogliendo soltanto il motivo relativo al reato di oltraggio a pubblico ufficiale.
Per i giudici mancava infatti l’elemento dell’offesa pronunciata alla presenza di più persone, requisito necessario per configurare quel reato specifico. Per questa ragione la pena complessiva è stata rideterminata in 1 anno e 10 mesi di reclusione.

