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Appalti da 7,5 milioni, il figlio del capoclan: “Ecco chi era il mio socio”

CASAL DI PRINCIPE. Le ombre del clan dei Casalesi tornano ad allungarsi su un appalto pubblico da milioni di euro destinato alla rigenerazione urbana di Casal di Principe. È quanto emerge da un provvedimento di sequestro disposto dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di Dante Apicella e del genero Luigi Scalzone.

Al centro dell’inchiesta c’è proprio la figura di Apicella, soprannominato ‘Damigiana’, ritenuto dagli inquirenti uno degli elementi chiave del sistema imprenditoriale legato al clan, in particolare alla fazione Schiavone. Secondo quanto ricostruito, avrebbe avuto un ruolo strategico nel collegare interessi economici e dinamiche criminali, fungendo da riferimento nelle operazioni legate agli appalti pubblici.

A delineare il quadro è il collaboratore di giustizia Nicola Schiavone, figlio del boss Francesco Schiavone detto Sandokan, che dopo aver guidato il gruppo per alcuni anni ha deciso di collaborare con la giustizia. Le sue dichiarazioni inseriscono l’appalto da 7,5 milioni di euro tra quelli attenzionati dal clan.

Il pentito riferisce di un coinvolgimento diretto nella gestione dell’affare, parlando di un accordo con Apicella per una quota sui lavori. In particolare, ricorda come “l’importo dell’opera si aggirava sui 7,5 milioni di euro” e che una parte della somma sarebbe stata destinata sia a interessi personali sia alla cassa del clan.

Dalle carte emerge così uno spaccato in cui l’economia legale e quella criminale si intrecciano, con l’obiettivo di intercettare fondi pubblici attraverso società e imprenditori ritenuti contigui all’organizzazione. Il sequestro rappresenta l’ultimo sviluppo di un’indagine che punta a ricostruire i flussi di denaro e le responsabilità legate alla gestione dell’appalto.

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