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Sfregio al volto per affermare il dominio del clan: ribaltone per il boss

 

TEVEROLA. Il Tribunale del Riesame di Napoli ha disposto l’annullamento della misura di custodia cautelare in carcere nei confronti di Nicola Di Martino, presunto boss coinvolto in un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia partenopea. La decisione è arrivata dopo il ricorso presentato dal suo difensore, l’avvocato Carlo de Stavola.

Il provvedimento originario era stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli Nord e riguardava anche Salvatore De Santis, indicato dagli inquirenti come elemento vicino all’omonimo clan. I due sono indagati per una serie di reati gravi, tra cui delitti contro la persona e violazioni in materia di armi, con l’aggravante del metodo mafioso e della finalità di rafforzare l’organizzazione criminale.

Al centro dell’inchiesta c’è un episodio di violenza particolarmente brutale: un uomo di 44 anni sarebbe stato colpito al volto con un’arma da taglio, riportando uno sfregio permanente. Secondo la ricostruzione investigativa, non si sarebbe trattato di un’aggressione casuale o di una lite sfociata nel sangue, ma di un’azione deliberata, con finalità intimidatorie.

L’episodio, infatti, viene letto dagli inquirenti come un gesto simbolico, volto a riaffermare il controllo del clan sul territorio e a lanciare un messaggio chiaro a chiunque potesse ostacolarne l’influenza. Un atto esemplare, dunque, per consolidare il clima di paura e soggezione.

Le indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Caserta, avrebbero inoltre fatto emergere la disponibilità di armi da fuoco da parte del gruppo, elemento che rafforza il quadro della pericolosità degli indagati.

Con la decisione del Riesame, la posizione di Di Martino cambia ora in maniera significativa, in attesa dei successivi sviluppi giudiziari.

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