
SAN CIPRIANO D’AVERSA. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Nicola Cantiello, 38 anni, originario di San Cipriano d’Aversa, che chiedeva un risarcimento per la detenzione ritenuta ingiusta subita agli arresti domiciliari. I giudici della quarta sezione, guidati dal presidente Salvatore Dovere, hanno quindi confermato quanto già stabilito nei precedenti gradi di giudizio.
In particolare, la Corte d’Appello di Bologna aveva già respinto la richiesta di riparazione, evidenziando come la misura cautelare fosse stata adottata nell’ambito di un’indagine complessa, relativa anche alla detenzione illegale di armi con aggravante mafiosa. Il procedimento coinvolgeva, tra gli altri, anche Ugo Di Puorto, ritenuto vicino ai vertici del clan dei Casalesi attivo in Emilia-Romagna.
L’inchiesta aveva preso forma dopo la tragedia della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, avvenuta tra il 7 e l’8 dicembre 2018. Gli accertamenti investigativi avevano portato alla luce una rete di contatti e attività illecite, tra cui la disponibilità di armi da parte del gruppo riconducibile a Di Puorto. Secondo gli inquirenti, Cantiello e altri soggetti sarebbero stati coinvolti per reperire un’arma da utilizzare in una lite scoppiata durante un funerale a Castelfranco.
Nel corso del procedimento penale, Cantiello era stato inizialmente condannato con rito abbreviato per violenza privata aggravata dal metodo mafioso, mentre era stato assolto dall’accusa legata alle armi. Successivamente, in appello, era arrivata l’assoluzione completa.
Nonostante ciò, per la Cassazione gli elementi raccolti – in particolare le intercettazioni – dimostrano che l’uomo si era reso disponibile a intervenire nella vicenda, giustificando così la misura cautelare adottata all’epoca. Da qui il rigetto definitivo della richiesta di risarcimento.

