
GRAZZANISE/SANTA MARIA CAPUA VETERE/SAN CIPRIANO D’AVERSA. Nuova udienza nel procedimento che riguarda il presunto tentativo di rilanciare l’organizzazione riconducibile al clan Mezzero di Grazzanise. A processo, davanti al collegio, ci sono Giuseppe Diana e Vincenzo Addario, accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Altri imputati hanno scelto riti alternativi, tra cui il boss Antonio Mezzero.
In aula ha testimoniato il titolare di un autolavaggio di Curti, che ha ripercorso le fasi in cui aveva deciso di concedere in gestione la propria attività. Dopo aver avviato diversi contatti, si sarebbe fatto avanti un rappresentante della famiglia Mezzero, prospettando un progetto di collaborazione. Agli incontri avrebbe preso parte anche Vincenzo Addario, con l’idea di creare una sinergia tra l’autolavaggio e una rivendita di auto, utilizzando il piazzale anche come spazio espositivo.
Secondo quanto riferito dal testimone, le riunioni si sarebbero susseguite anche a distanza, con l’obiettivo di affidare la gestione dell’attività a un congiunto appena uscito dal carcere. L’imprenditore, tuttavia, aveva già orientato la sua scelta verso un’altra persona ritenuta più affidabile.
A quel punto, sempre stando al racconto in aula, sarebbe intervenuto Giuseppe Diana, che avrebbe sollecitato con toni intimidatori un ripensamento, lasciando intendere possibili conseguenze negative in caso di rifiuto.
L’imprenditore ha dichiarato di aver reagito contestando l’episodio e di non aver più ricevuto ulteriori pressioni. La vicenda, secondo l’accusa, si inserirebbe in un contesto più ampio volto a riaffermare un controllo economico sul territorio attraverso attività formalmente lecite ma accompagnate da metodi intimidatori.

