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Comune chiuso, condizionatori accesi. Sindaco contro dipendenti: “Strafottenti”

Marcianise. Condizionatori accesi anche col Comune chiuso. Uno spreco denunciato dal sindaco Antonello Velardi in un lungo post sul suo profilo nel quale accusa apertamente i dipendenti comunali di “strafottenza”.

Il racconto di Velardi

“Di domenica mattina, a luglio, salgo al Comune per una serie di faccende amministrative. La polizia municipale mi apre il portone e vado nel mio ufficio. La città è ancora deserta, il mondo sfavillante del mare e delle vacanze mi sembra ancora più lontano, qui, nella mia stanza.

Il tempo di salire e mi arrabbio come una bestia. Non perché non sia andato al mare come tanta gente oggi, non perché sia assalito dal caldo e dell’afa. Ma per quello che trovo in Comune. Nella mia e nelle altre stanze (segreteria, giunta, anticamera, assessorati): ovunque trovo i condizionatori sparati a palla.

Accesi, in funzione, inutilmente in funzione. Non emettono aria fredda, girano a vuoto: sono temporizzati. Li hanno lasciati accesi. Non so da quando, mi viene il dubbio che stiano così da venerdi. Un inutile spreco di energia, una dannosa usura degli apparecchi e dell’impianto. Un controsenso.

È da tempo che chiedo e predico: “Per favore, prima di andare via dall’ufficio, spegnete i condizionatori. Non ha senso lasciarli accesi”. E puntualmente li trovo in funzione. Penso a tutte quelle persone che non hanno la possibilità economica di farsi montare un condizionatore, penso a quelli che non hanno un posto di lavoro, penso a quelli che fanno i salti mortali per risparmiare sui bilanci familiari. E mi incazzo come una jena.”

Impianti spenti

“Occorrerebbe un gesto semplicissimo, un clic, soltanto un clic. Niente, non c’è nulla da fare: la strafottenza è troppo forte. Ecco, la strafottenza, il grande male di Marcianise e di tutto il Sud. Il Comune? Non è mio, chi se ne frega. Il condizionatore? Mica pago io, chi se ne frega. Si rompe, consumiamo troppa corrente? Chi se ne frega, non pago io. Beh, occorrerebbe l’introduzione di un reato specifico con sanzione altissima: il reato della strafottenza.

Non andremo da nessuna parte – mi viene da pensare stamattina nel mio ufficio al Comune – se non riacquisteremo un senso vero dell’interesse pubblico. Resteremo ultimi nelle classifiche della vivibilità, continueremo a vivere come bruti, se non ripartiremo dai piccoli gesti. Se non capiremo che l’interesse pubblico coincide con l’interesse di ognuno di noi.

Mi viene di scrivere tutto questo, non perché il sole mi sia andato alla testa. Ma perché veramente sono indignato. Ho spento ovviamente tutti i condizionatori; resto qui, nel mio ufficio, a lavorare, di domenica. Saluto da qui tutti quelli che sono al mare, in vacanza, a divertirsi: è giusto che lo facciano. Ma li sento e li vedo lontanissimi. Ho vergogna, una grande vergogna per come siamo e per come ci comportiamo”

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