Ricette all’insaputa della paziente, medico indagato

CAPUA. Tra gennaio e luglio del 2025 avrebbe compilato tredici ricette elettroniche intestate a una propria assistita che, secondo quanto emerso nel corso delle indagini, non avrebbe mai richiesto quei farmaci né sarebbe stata a conoscenza delle prescrizioni. È questa l’ipotesi al centro dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere che riguarda il medico di medicina generale A.P., 68 anni, convenzionato con il Servizio sanitario nazionale e residente a Capua.

Il pubblico ministero Giacomo Urbano ha notificato al professionista l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, contestandogli i reati di falso ideologico commesso da persona esercente un servizio di pubblica necessità e truffa aggravata finalizzata all’ottenimento di erogazioni pubbliche.

Secondo gli accertamenti della Procura, tra il 15 gennaio e il 18 luglio 2025 il medico avrebbe emesso tredici prescrizioni elettroniche a favore della paziente. Quest’ultima, sentita dagli investigatori, avrebbe però dichiarato di non aver mai richiesto quei medicinali, di non aver ricevuto le relative prescrizioni e di non aver assunto i farmaci indicati.

Dalle verifiche svolte sarebbe emerso che quattro delle tredici ricette sarebbero state successivamente annullate, mentre le altre nove, emesse tra gennaio e maggio dello scorso anno, sarebbero state utilizzate per il ritiro delle confezioni in una farmacia del territorio di Capua.

Per gli inquirenti, attraverso tali prescrizioni sarebbe stata attestata falsamente la necessità terapeutica della paziente, inducendo così in errore il Servizio sanitario nazionale, che avrebbe rimborsato il costo dei medicinali dispensati. L’ipotesi accusatoria sostiene che tale meccanismo avrebbe determinato un presunto profitto indebito per sé o per altri, con un conseguente danno economico per il Ssn.

Sulla base degli elementi raccolti nel corso dell’attività investigativa, la Procura ha quindi notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, ritenendo che allo stato non vi fossero i presupposti per una richiesta di archiviazione. Il procedimento entra ora nella fase successiva, nel corso della quale il pubblico ministero potrà valutare l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.

Si ricorda che l’avviso di conclusione delle indagini rappresenta un atto previsto dal codice di procedura penale e non costituisce una pronuncia di colpevolezza. A.P. deve pertanto essere considerato innocente fino all’eventuale emissione di una sentenza definitiva e potrà esercitare pienamente il proprio diritto di difesa nelle successive fasi del procedimento.

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