
L’aggiornamento
Caserta. È Antonio Limone, attuale direttore generale dell’Asl di Caserta, il manager coinvolto nel procedimento della Procura regionale della Corte dei conti che ipotizza un presunto danno erariale di oltre 314 mila euro. I fatti contestati risalgono al periodo in cui guidava l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (IZSM), ente del quale è stato direttore generale per oltre un decennio.
Secondo l’invito a dedurre notificato dalla Guardia di Finanza di Napoli, le contestazioni riguardano spese sostenute tra il 2009 e il 2020 che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero prive del requisito dell’inerenza alle finalità istituzionali dell’ente.
Nel dettaglio, gli accertamenti si concentrano sul presunto utilizzo delle carte di credito aziendali per pagamenti relativi a ristorazione, alberghi, carburante, agenzie di viaggio, acquisti in gioielleria, abbigliamento e altre spese che gli investigatori ritengono non adeguatamente giustificate. L’indagine interessa anche l’utilizzo delle autovetture di servizio, che sarebbero state impiegate, secondo la Procura contabile, anche per spostamenti tra l’abitazione e la sede di lavoro, con costi di carburante e pedaggi ritenuti non riconducibili all’attività istituzionale.
Limone, 64 anni, dal 9 agosto 2025 è alla guida dell’Asl di Caserta. L’invito a dedurre rappresenta una fase preliminare del procedimento contabile e consente al manager di presentare memorie, chiarimenti e documentazione difensiva prima che la Corte dei conti valuti l’eventuale avvio di un giudizio di responsabilità amministrativa.
Il primo lancio
Caserta. Spese per ristoranti, alberghi, carburante, viaggi, abbigliamento e perfino acquisti in gioielleria finite sotto la lente della Guardia di Finanza nell’ambito di un’indagine delegata dalla Procura regionale della Corte dei conti. I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli hanno notificato un invito a dedurre nell’ambito di un procedimento riguardante la gestione di un ente sanitario pubblico, contestando un presunto danno erariale superiore ai 314 mila euro.
Secondo quanto emerso dagli accertamenti, l’attività investigativa avrebbe fatto emergere numerosi profili di irregolarità nell’utilizzo delle carte di credito aziendali. Le verifiche avrebbero riguardato pagamenti effettuati per ristorazione, vitto, pernottamenti, acquisti in gioielleria, capi di abbigliamento, agenzie di viaggio, carburante e altre spese che sarebbero risultate prive della documentazione necessaria a dimostrarne la riconducibilità alle finalità istituzionali dell’ente.
Gli investigatori avrebbero inoltre riscontrato una quasi totale assenza della documentazione amministrativa prevista per questo genere di spese. In particolare sarebbero mancate note spese, relazioni di missione, documentazione fiscale, indicazione dei beneficiari delle prestazioni e motivazioni delle trasferte, elementi indispensabili per verificare la legittimità degli esborsi sostenuti.
Proprio questa carenza documentale avrebbe impedito di accertare se le somme fossero state effettivamente impiegate nell’interesse dell’ente sanitario oppure per finalità estranee all’attività istituzionale.
Al termine dell’istruttoria, la Procura regionale della Corte dei conti ha quindi contestato un presunto danno erariale di oltre 314 mila euro, ritenendo che le spese esaminate fossero prive del requisito dell’inerenza alle funzioni pubbliche.
L’invito a dedurre rappresenta una fase prevista dal Codice di giustizia contabile e serve a garantire il contraddittorio, consentendo al destinatario dell’atto di presentare osservazioni e documentazione prima dell’eventuale avvio del giudizio di responsabilità amministrativo-contabile.

