Commerciante d’auto sequestrato e rapinato dal clan per maxi debito, secondo round per 9

RECALE/SANTA MARIA CAPUA VETERE/MARCIANISE. Un nuovo passaggio giudiziario attende i nove indagati coinvolti nell’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e condotta dalla Squadra Mobile di Caserta, relativa al sequestro di un imprenditore del settore delle auto di lusso, vittima – secondo l’accusa – di una brutale azione intimidatoria legata a un presunto debito.

Il Tribunale del Riesame di Napoli, Ottava Sezione, ha infatti fissato le udienze per esaminare le misure cautelari emesse nei confronti di Francesco Argenziano, Domenico Cuono Buonavolontà, Pasquale Campolattano, Andrea Menditti, Fabrizio Menditti, Antonio Rosato, Lorenzo Smeragliuolo, Marco Valletta e Carmine Derotti. Nell’indagine figurano inoltre Marco Albertini, Pasquale Apicella e Pasquale Corvino.

Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di sequestro di persona a scopo di estorsione, rapina, lesioni personali e altri delitti aggravati dall’uso delle armi e dall’aver agito con modalità riconducibili al metodo mafioso.

L’attività investigativa ha ricostruito una serie di episodi che avrebbero preceduto il sequestro. L’imprenditore, titolare di una concessionaria con sede a Curti, avrebbe iniziato a ricevere pressioni da soggetti ritenuti vicini alla criminalità organizzata. In particolare, sarebbe stato contattato attraverso una videochiamata social da Pasquale Apicella, indicato dagli investigatori come uno dei reggenti della fazione Bidognetti del clan dei Casalesi. Durante la conversazione gli sarebbe stato prospettato un “problema” legato a un’autovettura.

Successivamente, tramite Francesco Argenziano, l’uomo sarebbe stato invitato a raggiungere un’abitazione di Recale, riconducibile ai fratelli Andrea e Fabrizio Menditti, per partecipare a una videochiamata con una persona detenuta. L’imprenditore avrebbe però rifiutato qualsiasi confronto in quelle circostanze.

La vicenda sarebbe poi sfociata nella serata del 12 maggio 2026. Dopo aver chiuso la concessionaria, il commerciante sarebbe stato bloccato da due vetture con a bordo diverse persone. Secondo la ricostruzione investigativa, gli aggressori, con il volto coperto e armati, si sarebbero spacciati per appartenenti alle forze dell’ordine mostrando falsi distintivi e palette con la scritta “Police”.

L’uomo sarebbe stato costretto a salire su un’auto, incappucciato e immobilizzato con fascette ai polsi, per poi essere condotto nei pressi del cimitero di San Prisco. Qui, sempre secondo gli inquirenti, sarebbe stato picchiato anche con il calcio di una pistola. Durante l’aggressione gli sarebbero stati sottratti un marsupio contenente circa 10 mila euro in contanti, una valigetta con le chiavi delle vetture custodite nella concessionaria e un orologio Rolex.

Per gli investigatori si tratta di un episodio caratterizzato da un elevato livello di violenza e intimidazione, con modalità operative ritenute tipiche della criminalità organizzata. Nel collegio difensivo degli indagati figurano gli avvocati Andrea Piccolo, Giuseppe De Lucia, Nello Sgambato e Nicola Musone. Le udienze davanti al Tribunale del Riesame serviranno ora a valutare la legittimità delle misure cautelari adottate nell’ambito dell’inchiesta.

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