
Le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia hanno ricostruito il presunto tentativo di riorganizzazione del clan dei Casalesi, con particolare riferimento alla fazione Zagaria. Secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe cercato di riaffermare la propria presenza sul territorio attraverso intimidazioni, interessi negli appalti pubblici e presunti rapporti con ambienti amministrativi
La Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli torna a colpire il clan Zagaria con un’operazione che riporta l’attenzione sulla persistente presenza della criminalità organizzata nel Casertano. Otto persone sono state sottoposte a fermo con l’accusa di aver tentato di ricostruire la struttura operativa della storica fazione Zagaria del clan dei Casalesi. Secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe puntato su intimidazioni, interessi economici e consolidati legami familiari per rafforzare nuovamente la propria presenza sul territorio.
Il provvedimento, firmato dai magistrati della Dda di Napoli, è stato eseguito dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo non disporrebbe più della forza militare che lo aveva reso temuto negli anni passati. Tuttavia, avrebbe continuato a esercitare la propria influenza sul territorio attraverso una rete di rapporti imprenditoriali, familiari e finanziari.
Attentati e intimidazioni per riaffermare il controllo del clan dei Casalesi
Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe cercato di riaffermare la propria presenza ricorrendo anche ad azioni violente.L’indagine prende in esame alcuni episodi avvenuti durante lo scorso inverno. Tra questi figurano i due attentati dinamitardi che hanno colpito una cornetteria e una pizzeria a Casapesenna, storica roccaforte del clan Zagaria.
Gli inquirenti ritengono che quelle esplosioni non rappresentassero episodi isolati. Al contrario, sarebbero state parte di una precisa strategia finalizzata a riaffermare il predominio sul territorio e a lanciare un messaggio intimidatorio a imprenditori e cittadini.
Per la Procura, la riorganizzazione del gruppo sarebbe passata attraverso nuove figure emergenti, capaci di mantenere vivi i collegamenti tra gli storici appartenenti alla fazione e le nuove generazioni della criminalità organizzata.
Appalti pubblici e rapporti con gli ambienti amministrativi
L’inchiesta evidenzia anche un altro aspetto ritenuto particolarmente delicato. Per la Dda, il clan avrebbe continuato a coltivare interessi economici nel settore degli appalti pubblici, cercando di inserirsi nelle attività amministrative locali attraverso rapporti diretti con alcuni ambienti istituzionali.
Tra gli indagati spicca la figura di Costantino Garofalo, ventinovenne considerato dagli investigatori uno dei principali punti di riferimento della nuova organizzazione. Secondo la ricostruzione della Procura, avrebbe svolto un ruolo di raccordo operativo tra i diversi soggetti vicini alla fazione Zagaria, contribuendo al coordinamento delle attività del gruppo.
Le intercettazioni raccolte durante l’indagine restituiscono anche il clima vissuto all’interno dell’organizzazione. In una conversazione intercettata, Garofalo avrebbe appreso la notizia della collaborazione con la giustizia di Francesco Schiavone, detto “Sandokan”. Secondo gli investigatori, avrebbe commentato quella scelta con parole ritenute significative per gli equilibri della camorra casertana.
L’operazione rappresenta un nuovo tassello nell’azione di contrasto della magistratura e delle forze dell’ordine contro i tentativi di ricostituzione delle storiche organizzazioni criminali. Le indagini proseguono per ricostruire eventuali ulteriori collegamenti e verificare il ruolo di tutti i soggetti coinvolti.
Si ricorda che il provvedimento di fermo costituisce una misura cautelare nella fase delle indagini preliminari e che la responsabilità degli indagati potrà essere accertata solo con una sentenza definitiva.
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