
CASAPESENNA. Le tensioni interne al clan Zagaria emergono con chiarezza da un verbale d’interrogatorio acquisito nell’ambito dell’ultima inchiesta della magistratura, che punta a ricostruire i rapporti di forza e gli equilibri all’interno di una delle organizzazioni più radicate del casertano.
A parlare è il collaboratore Michele Barone, che descrive una “frequentazione assidua di tipo camorristico con Zagaria Pasquale”, spiegando come gli incontri fossero “quotidiani” e coinvolgessero diversi soggetti legati al gruppo. Un contesto in cui, come si legge nel verbale, si discuteva anche di attività economiche riconducibili alla sfera del clan.
Tra gli elementi emersi, viene citato anche un imprenditore legato ad una nota, inserito in questo sistema di relazioni e interessi, a conferma del legame tra struttura criminale ed economia. Nello stesso quadro si colloca la figura di Alfonso Ottimo, indicato nel verbale come soggetto presentato direttamente da Zagaria Pasquale e presente a più incontri insieme ad altri esponenti del gruppo.
Ma il passaggio centrale delle dichiarazioni riguarda le tensioni interne che si sarebbero sviluppate soprattutto durante il periodo di detenzione tra il 2006 e il 2009. “Ricordo che vi era un momento di tensione tra Zagaria Michele e Capoluongo Giacomo (ritenuto dalla Dda un riferimento economico del cartello, ndr) per motivi che non conosco”, riferisce Barone, delineando un quadro di frizioni ai vertici del clan.
Un clima che, secondo il collaboratore, si rifletteva anche nelle conversazioni tra detenuti. In carcere, infatti, si parlava apertamente degli equilibri interni e delle possibili conseguenze per gli affiliati. “Chiesi a Capaldo Filippo se la stessa sorte fosse toccata anche ad altri”, racconta Barone, lasciando intendere un contesto segnato da dubbi e preoccupazioni.
La risposta ricevuta rappresenta uno dei passaggi più significativi dell’intero verbale: “Mi fu detto che avevano conservato il medesimo rapporto di grossa fiducia con la famiglia Zagaria”. Una frase che restituisce l’immagine di un’organizzazione capace di mantenere alcuni legami saldi, nonostante le tensioni interne.
Nel corso del verbale viene inoltre evidenziato come Alfonso Ottimo fosse considerato una persona di fiducia sia di Zagaria Pasquale sia di Capaldo Filippo, elemento che conferma il suo inserimento nei rapporti più stretti del gruppo. Gli inquirenti stanno ora hanno analizzato nel dettaglio queste dichiarazioni per comprendere se le tensioni emerse abbiano avuto ripercussioni operative e per definire con maggiore precisione i ruoli all’interno del clan.
L’inchiesta prosegue dopo il blitz del mese scorso con l’obiettivo di fare luce su una struttura che, pur attraversata da momenti di contrasto, continua a mostrare una forte capacità di tenuta e adattamento nel tempo.
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