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Mimmariello e Cervinaro non sono boss, la posizione della Cassazione. I giudici: Manca la base dell’accusa

Santa Maria a Vico. La Corte di Cassazione chiude la partita cautelare sul presunto voto di scambio a Santa Maria a Vico: il ricorso della Procura di Napoli è inammissibile. Una decisione che conferma quanto già stabilito dal Tribunale del Riesame, che aveva annullato gli arresti domiciliari per tutti gli indagati.

Al centro dell’inchiesta il sindaco Andrea Pirozzi e gli allora candidati al consiglio comunale Giuseppe Nuzzo, Veronica Biondo e Marcantonio Ferrara, accusati di aver stretto un accordo elettorale con Domenico Mimmariello Nuzzo e Raffaele Piscitelli alias ‘o Cervinaro, ritenuti vicini al clan Massaro. I fatti nel 2020.

Secondo i giudici, però, manca la base stessa dell’accusa. Il ricorso della Procura insiste su questioni giuridiche – in particolare sull’interpretazione del reato di scambio elettorale politico-mafioso – ma non si confronta con il dato decisivo: l’assenza di elementi concreti su un patto illecito.

Determinante la posizione di Domenico Nuzzo e Raffaele Piscitelli. Per il primo, i legami con la criminalità organizzata risultano datati, risalenti a oltre quindici anni fa; per il secondo, non emerge alcuna prova di appartenenza a un sodalizio mafioso, ma solo indizi relativi ad attività di spaccio. Un quadro che, per la Cassazione, esclude l’attualità di un ruolo nel presunto sistema criminale.

Anche le intercettazioni non aiutano l’accusa: non emergono né modalità mafiose né rapporti di forza tipici di un contesto camorristico. Al contrario, le conversazioni descrivono rapporti conflittuali e privi di un disegno comune.

Manca poi la prova di una contropartita concreta. Emblematico il caso del chiosco riconducibile a Piscitelli: un’opera ritenuta insanabile, e quindi incapace di rappresentare una reale utilità in uno scambio.

La Suprema Corte evidenzia inoltre la genericità del ricorso, che non individua elementi decisivi trascurati dal Riesame e non dimostra nemmeno l’attualità delle esigenze cautelari.

Il risultato è netto: nessuna prova di un sodalizio capace di influenzare il voto, né di un accordo politico-mafioso.

Difesa soddisfatta per il verdetto della Cassazione.
Hanno assistito gli indagati gli avvocati Raffaele Carfora e Angelo Raucci (per Veronica Biondo), Elisabetta Carfora in sostituzione di Carlo De Stavola (per Giuseppe Nuzzo e Marcantonio Ferrara), Mauro Iodice (per Andrea Pirozzi) e Danilo Di Cecco (per Domenico Nuzzo e Raffaele Piscitelli).

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