
Maddaloni. “Non voglio sapere niente.”
Sono queste quattro parole, riportate in un’intercettazione agli atti dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, a restituire uno degli aspetti più inquietanti dell’indagine che ha portato allo smantellamento della presunta organizzazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti tra Maddaloni e il territorio circostante. Una frase pronunciata, secondo l’accusa, da Rosa Farina nel corso di una conversazione con il compagno Vincenzo Fuiano, detto “Filiberto”, che diventa il simbolo di una vicenda nella quale il traffico di droga si intreccia con storie di fragilità e disperazione.
Secondo quanto emerge dagli atti dell’inchiesta, una madre si sarebbe rivolta all’organizzazione per acquistare sette dosi di crack destinate al figlio. Non per alimentare un’attività di spaccio, ma perché terrorizzata dalla possibile reazione violenta del ragazzo qualora non avesse ricevuto la sostanza richiesta.
È in questo contesto che, sempre secondo gli investigatori, Rosa Farina avrebbe pronunciato la frase: “Non voglio sapere niente.” Un’espressione che fotografa la distanza emotiva rispetto al dramma vissuto dalla donna, ma che allo stesso tempo racconta la normalità con cui, secondo l’impianto accusatorio, venivano gestite richieste di questo tipo.
L’episodio rappresenta uno dei passaggi più significativi dell’inchiesta coordinata dalla DDA di Napoli, che ha portato all’emissione di sette misure cautelari. In carcere sono finiti Rosa Farina, Vincenzo Fuiano, conosciuto come “Filiberto”, Vincenzo Folgieri e Pietro Delle Cave. Ai domiciliari sono stati destinatari del provvedimento Massimo Cioffi, Grazia Zampella e Rolant Kokonazi, noto nell’ambiente con il soprannome di “Landi”.
Le indagini avrebbero ricostruito un’organizzazione capace di operare attraverso due distinti canali: una base fissa allestita nelle palazzine popolari di Maddaloni e un efficiente servizio delivery, con consegne effettuate in auto e scooter dopo una semplice telefonata.
Nel corso dell’operazione la Polizia di Stato ha inoltre sequestrato 18 chilogrammi di hashish, un quantitativo che, secondo gli investigatori, confermerebbe la consistenza dell’attività contestata.
Ma al di là dei numeri, degli arresti e dei sequestri, è proprio quella frase – “Non voglio sapere niente” – a racchiudere il significato più profondo dell’indagine: il racconto di un sistema che, secondo l’accusa, non si limitava a vendere droga, ma finiva per inserirsi nelle fragilità delle famiglie, alimentando un circuito di dipendenza e sofferenza che andava ben oltre il semplice profitto economico.
Le persone coinvolte sono destinatarie di misure cautelari e le contestazioni sono allo stato dell’accusa. La loro eventuale responsabilità sarà accertata nel corso del procedimento giudiziario.

