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Regalini a raffica e appostamenti ad una insegnante di palestra: becca 2 anni

San Felice a Cancello. A quasi tre mesi dai fatti  arriva la prima sentenza nel procedimento che vede imputato un 36enne di San Felice centro, accusato di atti persecutori nei confronti di una giovane insegnante che lavora in una palestra della stessa zona.

Il giudice ha condannato in primo grado V.P., 36 anni, alla pena di due anni di reclusione, accogliendo solo in parte la richiesta avanzata dall’accusa che aveva chiesto una condanna a due anni e otto mesi. L’uomo, attualmente detenuto, è difeso dall’avvocato Orlando Sgambati, mentre la parte civile è stata rappresentata dall’avvocato Pasquale Crisci.

La vicenda aveva avuto inizio tra febbraio e marzo, quando la donna, anche lei residente nell’area sanfeliciana, aveva deciso di rivolgersi ai carabinieri dopo una serie di comportamenti ritenuti sempre più insistenti e invasivi.

Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, l’uomo avrebbe iniziato a frequentare con assiduità la palestra dove la vittima lavorava, lasciandole piccoli regali e bigliettini. Un’attenzione che, col passare dei giorni, si sarebbe trasformata in una presenza costante e ossessiva.

Secondo quanto riportato nell’ordinanza cautelare,

l’uomo avrebbe posto in essere i seguenti comportamenti:

  • il 27 dicembre 2025 avrebbe lasciato all’interno dell’auto della persona offesa, parcheggiata nella proprietà privata dell’abitazione, un sacchetto contenente un righello, una penna, due cioccolatini, un foglio con riferimenti personali e un libro dal titolo “Un salto nel vuoto”;
  • il 9 febbraio 2026 avrebbe pubblicato sul proprio profilo Instagram una fotografia scattata lungo il viale dell’abitazione della vittima, accompagnata dalla frase: “Alle donne piace l’ansia”;
  • il 10 febbraio 2026 avrebbe lasciato all’esterno dell’abitazione della donna un sacchetto contenente scarpe, vestiti umidi, uno slip da uomo, calzini, una calza della Befana, monete da collezione e un paio di guanti neri identici a quelli mostrati sui social;
  • l’11 febbraio 2026 avrebbe lasciato sulla maniglia della palestra una busta con una pen drive, libri, oggetti personali, medagliette, giochi PlayStation, un disco di Nino D’Angelo e una lettera con frasi ritenute inquietanti dagli investigatori;
  • sempre l’11 febbraio si sarebbe presentato nuovamente nella palestra nonostante fosse stato invitato a non frequentarla più, costringendo la vittima e una collaboratrice a barricarsi all’interno del bagno;
  • nel corso di un confronto con un amico della persona offesa avrebbe pronunciato la frase: “Essa vuole me”;
  • avrebbe inviato messaggi insistenti alla donna, tra cui: “Chiama appena hai bisogno di me” e “Che vuoi che ti raggiunga?”;
  • il 12 febbraio 2026 sarebbe stato notato transitare più volte nei pressi dell’abitazione della persona offesa.

 

Con queste condotte reiterate avrebbe molestato la persona offesa cagionandole un perdurante e grave stato d’ansia e paura, nonché un fondato timore per la propria incolumità, costringendola ad alterare le proprie abitudini di vita.

La donna avrebbe raccontato agli investigatori di sentirsi seguita e controllata nei suoi movimenti, fino a vivere una condizione di forte disagio emotivo.

Gli accertamenti eseguiti dai carabinieri della stazione di Cancello Scalo avevano portato inizialmente all’emissione della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti del 36enne.

L’uomo, rientrato da alcuni mesi a San Felice dopo un lungo periodo di lavoro a Roma, era considerato da molti conoscenti una persona tranquilla e senza particolari problemi. Tuttavia, negli ultimi tempi, avrebbe manifestato atteggiamenti sempre più strani e preoccupanti.

Determinante per l’aggravamento della misura cautelare sarebbe stato un ulteriore episodio verificatosi pochi giorni dopo la prima denuncia.

Nonostante il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla donna, il 36enne sarebbe stato notato nuovamente nei pressi della palestra. Alcuni presenti avrebbero ripreso la scena con un telefono cellulare consegnando poi il video ai militari dell’Arma.

Tra il 5 e il 6 marzo erano quindi scattati gli arresti domiciliari.

Ma la situazione non si sarebbe fermata lì.

Successivamente i carabinieri lo avrebbero intercettato mentre si trovava in auto nella zona di via Napoli, a San Felice centro, circostanza che avrebbe portato a un nuovo provvedimento restrittivo con il trasferimento in carcere disposto dall’autorità giudiziaria.

Negli stessi giorni, inoltre, alcuni contenuti pubblicati sui social dall’uomo avevano attirato l’attenzione di conoscenti e residenti, alimentando ulteriormente il clima di preoccupazione attorno alla vicenda.

Il giudice, al termine della discussione, ha inflitto la condanna a due anni di reclusione, una pena inferiore rispetto alla richiesta formulata dalla pubblica accusa.

Restano ora da conoscere le motivazioni della sentenza, mentre la difesa potrà valutare l’eventuale ricorso nei successivi gradi di giudizio.

La vicenda aveva suscitato forte attenzione nella comunità locale, soprattutto per il contesto in cui si era sviluppata e per il coinvolgimento di una giovane professionista molto conosciuta nell’ambiente sportivo della zona.

Gli investigatori, sin dalle prime fasi dell’inchiesta, avevano ricostruito una serie di episodi ritenuti indicativi di una condotta persecutoria protratta nel tempo.

Fondamentali, nell’economia dell’indagine, sono stati sia i racconti della vittima sia i riscontri video acquisiti dai carabinieri.

Con la sentenza di primo grado si chiude dunque una prima fase giudiziaria di una storia che per settimane aveva monopolizzato discussioni e commenti in città.

 

 

 

 

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