
CASAL DI PRINCIPE/CASAPESENNA. L’obiettivo, secondo gli investigatori, non sarebbe stato quello di garantire assistenza ai pazienti più fragili, ma quello di alleggerire il peso economico della loro permanenza nelle strutture. Gli ospiti considerati più impegnativi, quelli che richiedevano maggiore attenzione e cure continue, sarebbero diventati un costo da eliminare piuttosto che persone da assistere.
È questo il retroscena che emerge dall’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli Nord e condotta dai carabinieri della Compagnia di Casal di Principe, guidati dal maggiore Marco Busetto, culminata nell’esecuzione di misure cautelari nei confronti dei responsabili di alcune strutture socio-sanitarie, educative e riabilitative operative tra Casapesenna, Villa Literno, San Cipriano d’Aversa e Trentola Ducenta.
Al centro dell’indagine c’è il gestore Salvatore Leccia, raggiunto dalla misura della custodia cautelare in carcere. Agli arresti domiciliari sono finiti invece la legale rappresentante di una delle strutture, un’educatrice e un operatore socio-sanitario. Complessivamente sono cinque le persone coinvolte nell’inchiesta.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, gli episodi contestati non sarebbero stati frutto di singole disattenzioni, ma farebbero parte di un sistema finalizzato a scoraggiare la permanenza degli ospiti più complessi. Pazienti anziani e disabili, infatti, sarebbero stati derisi, provocati e sottoposti a comportamenti vessatori per spingerli ad andare via, riducendo così i costi di gestione.
Le indagini, iniziate nell’estate dello scorso anno, hanno trovato un punto di svolta durante un’ispezione effettuata dai carabinieri insieme ai militari del NAS. All’interno delle strutture sarebbero emerse numerose criticità: personale privo delle necessarie qualifiche, promiscuità tra gli ospiti, farmaci gestiti senza adeguati controlli e gravi carenze strutturali, tra cui assenza di acqua calda e di impianti di riscaldamento. In seguito ai controlli, quattro delle cinque strutture hanno cessato l’attività, mentre quella di Casapesenna ha continuato a operare.
Tra gli episodi più gravi contestati figura quello di una paziente diabetica alla quale, secondo l’accusa, sarebbero stati dati ripetutamente dolci fino a provocarne un malore. In un altro caso una donna avrebbe assunto medicinali non prescritti e, intercettata dagli investigatori, un’indagata l’avrebbe insultata per poi invitarla a provocarsi il vomito.
L’inchiesta comprende anche una pesante contestazione di violenza sessuale. Secondo l’accusa, una giovane ospite affetta da una patologia psichiatrica, approfittando dei permessi di uscita concessi dalla struttura, sarebbe stata condotta nell’abitazione di un operatore socio-sanitario, dove si sarebbe consumato un rapporto sessuale. Per gli investigatori il gestore della struttura sarebbe stato a conoscenza della vicenda, motivo per cui nei suoi confronti viene contestato anche il concorso nel reato.
Le accuse dovranno ora essere vagliate nelle successive fasi del procedimento. Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Gianluca Giordano e Ferdinando Trasacco, che avranno modo di far valere le proprie difese davanti all’autorità giudiziaria. Vale, come sempre, il principio di presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

