
CASAPESENNA. Nuovo passaggio processuale nel procedimento d’Appello a carico di Vincenzo Inquieto, ritenuto dagli inquirenti uno degli uomini che avrebbero favorito la latitanza del boss del clan dei Casalesi Michele Zagaria. Nel corso dell’udienza davanti alla terza sezione della Corte d’Appello di Napoli è stato ascoltato Nicola Inquieto, fratello dell’imputato e oggi collaboratore di giustizia.
Nel suo intervento, il pentito ha ricostruito il legame che sarebbe esistito tra Vincenzo Inquieto e il capoclan arrestato nel dicembre del 2011 all’interno del bunker scoperto in via Mascagni a Casapesenna. “Avevano un rapporto molto stretto anche perché erano coetanei”, ha dichiarato Nicola Inquieto davanti ai giudici presieduti da Mario Roberto Gaudio. Il collaboratore ha però precisato di non sapere se il fratello ricevesse un compenso fisso dal boss. “Sono a conoscenza dell’esistenza di pizzini ma non conosco né il contenuto né a chi fossero destinati”, ha aggiunto.
Durante l’esame in aula, Nicola Inquieto – già condannato per associazione mafiosa e indicato come vicino al clan dei Casalesi – ha raccontato che Vincenzo avrebbe beneficiato di alcune occasioni lavorative grazie all’intervento di Zagaria. Si tratterebbe però, secondo il suo racconto, di episodi precedenti al 2004, periodo dopo il quale si trasferì in Romania interrompendo i contatti con quelle vicende. “Non so dire quali fossero i lavori né il loro valore economico”, ha spiegato.
La difesa dell’imputato ha cercato di chiarire se tali incarichi fossero collegati all’aiuto fornito durante la latitanza del boss. Su questo punto il collaboratore ha dichiarato di non essere in grado di fornire elementi certi.
Nei verbali depositati agli atti della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Nicola Inquieto avrebbe comunque riferito che quelle commesse sarebbero state concesse dal capoclan come gesto di riconoscenza personale e non come retribuzione per un affiliato del clan. Secondo questa versione, Zagaria avrebbe consentito a Vincenzo di lavorare nell’Agro aversano in segno di gratitudine per il sostegno ricevuto.
Il processo riprenderà nel mese di ottobre con l’audizione di un altro collaboratore di giustizia, Cassandra.
Per la vicenda del bunker utilizzato da Zagaria durante la fuga, Vincenzo Inquieto ha già scontato una condanna per favoreggiamento aggravato. La Dda di Napoli continua però a sostenere che il suo ruolo fosse ben più ampio rispetto a quanto stabilito dal gup Luca Battinieri che, nel 2020, lo assolse dall’accusa di partecipazione al clan al termine del rito abbreviato.
Secondo la Procura antimafia, infatti, Inquieto avrebbe garantito sostegno logistico e collegamenti al boss durante la latitanza, ottenendo in cambio appalti e incarichi attraverso la rete del clan dei Casalesi. Proprio per questo motivo la Dda ha impugnato l’assoluzione chiedendo una nuova valutazione davanti alla Corte d’Appello.

