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Il tribunale di sorveglianza accoglie l’istanza della difesa: scarcerata l’ex moglie del ras

San Felice a Cancello. Il Tribunale di Sorveglianza di Avellino ha disposto la detenzione domiciliare provvisoria per la 56enne Elena Rivetti, accogliendo l’istanza presentata dal suo difensore, l’avvocato Roberto Gabriele Cerbo. Il provvedimento consente alla donna di espiare la pena presso la propria abitazione di via San Marco, in attesa di una valutazione definitiva sulle sue condizioni complessive.

La decisione arriva al termine di un’istruttoria che ha tenuto conto di diversi elementi, tra cui le relazioni sanitarie acquisite e le verifiche sulla situazione personale e giudiziaria della detenuta. Il magistrato ha ritenuto sussistenti i presupposti per una misura alternativa al carcere, evidenziando la necessità di garantire condizioni adeguate anche sotto il profilo assistenziale.

Il provvedimento ha carattere temporaneo e sarà oggetto di ulteriori approfondimenti da parte del Tribunale di Sorveglianza, che dovrà rivalutare il quadro clinico e le condizioni generali della donna entro un termine stabilito. Nel frattempo, l’esecuzione della pena avverrà in regime domiciliare, con una serie di prescrizioni stringenti.

Tra queste, il divieto di allontanarsi dall’abitazione senza autorizzazione, l’obbligo di sottoporsi alle cure necessarie e di comunicare ogni spostamento alle forze dell’ordine. Sono inoltre previste limitazioni nei contatti con persone estranee al nucleo familiare e il divieto di detenere sostanze stupefacenti o strumenti offensivi.

Il Tribunale ha anche disposto il coinvolgimento dell’Ufficio di esecuzione penale esterna (UEPE), che dovrà monitorare l’andamento della misura e attivarsi per eventuali esigenze socio-sanitarie. Le forze dell’ordine competenti saranno incaricate dei controlli sul rispetto delle prescrizioni.

La vicenda si inserisce in un contesto già al centro dell’attenzione nelle scorse settimane. Il caso era emerso pubblicamente in seguito a una visita istituzionale presso la casa circondariale di Avellino, nell’ambito del progetto “Dall’Io al Noi”, iniziativa finalizzata a rafforzare il collegamento tra carcere e società civile.

Proprio durante quell’accesso era stata evidenziata la situazione della detenuta, che nelle settimane precedenti era stata ricoverata in ospedale per accertamenti e cure. Dopo le dimissioni, avvenute il 23 aprile, era rientrata in carcere, in attesa di una decisione sulla compatibilità tra detenzione e condizioni personali.

L’istanza presentata dalla difesa aveva quindi avviato un percorso giudiziario volto a ottenere una misura alternativa, ritenuta più adeguata in relazione alle necessità emerse. Il magistrato, prima di pronunciarsi, aveva richiesto un’integrazione della documentazione sanitaria, determinando un rallentamento dell’iter.

Con il provvedimento emesso oggi 4 maggio, si è arrivati a una prima risposta concreta, che segna un passaggio significativo nella gestione del caso. Resta ora da stabilire se la misura potrà essere confermata in via definitiva o se saranno adottate ulteriori determinazioni.

La posizione giudiziaria

Elena Rivetti è infatti tra i condannati definitivi nell’ambito dell’inchiesta antidroga dell’aprile 2022, condotta dai carabinieri del comando provinciale, che portò allo smantellamento dell’organizzazione riconducibile all’ex marito Filippo Piscitelli, attiva nella Valle di Suessola.

La recente sentenza della Corte di Cassazione ha confermato le condanne emesse in Appello per la quasi totalità degli imputati, rendendo definitive le pene. Per Rivetti è stata confermata la condanna a otto anni di reclusione.

L’inchiesta del 2022 aveva colpito un’organizzazione strutturata, con base operativa in una villa nella frazione di Polvica, da cui venivano gestite attività legate al traffico di stupefacenti. Numerose le condanne già in secondo grado, tra cui quelle a carico degli altri componenti del gruppo.

 

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