
MARCIANISE/CASERTA. Si complica il processo sulle presunte estorsioni riconducibili al clan Belforte: uno dei principali collaboratori di giustizia, Piero Amodio, ex imprenditore poi diventata collaboratore di giustizia, risulta attualmente irreperibile dopo la revoca del programma di protezione. L’uomo avrebbe dovuto comparire davanti alla seconda sezione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduta dal giudice Rosetta Stravino, per rendere dichiarazioni ritenute centrali nell’inchiesta.
La sua assenza ha fatto scattare preoccupazioni legate a un possibile rischio fuga. Il pentito, infatti, era chiamato a chiarire il funzionamento interno del gruppo e in particolare gli ordini impartiti dai vertici agli emissari incaricati di gestire le richieste estorsive sul territorio.
Il procedimento vede imputate 19 persone, tra cui Concetta Buonocore, moglie del presunto capoclan Antonio Della Ventura. Con loro anche altri soggetti ritenuti vicini all’organizzazione, accusati a vario titolo di aver preso parte a un sistema di pressioni e richieste illecite ai danni di imprenditori e commercianti della zona di Casolla, frazione di Caserta.
Secondo quanto ricostruito dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, il gruppo avrebbe imposto il pagamento del cosiddetto “pizzo” in occasione delle principali festività. Le somme richieste oscillavano tra i 3mila e i 4mila euro, ma non mancavano richieste alternative: forniture di materiali edili, assunzioni imposte, consegne di prodotti alimentari, pesce per la vigilia di Natale o agnelli durante il periodo pasquale.
In alcuni casi, le attività sarebbero state portate avanti tramite intermediari, considerato che diversi esponenti del clan risultavano detenuti anche in regime di carcere duro.
L’udienza è stata aggiornata al mese di settembre, quando saranno ascoltati altri collaboratori di giustizia. Intanto resta il nodo legato all’irreperibilità di Amodio, la cui testimonianza avrebbe potuto rappresentare un passaggio chiave per l’accertamento delle responsabilità.

