
L’accesso nella struttura penitenziaria di Bellizzi Irpino è avvenuto lo scorso 30 aprile, in occasione di un’iniziativa promossa nell’ambito del progetto “Dall’Io al Noi”, finalizzato a creare un collegamento concreto tra il mondo esterno e quello carcerario, con l’obiettivo di favorire percorsi di reale riabilitazione.
Nel corso della visita è emersa la situazione clinica della detenuta, alla quale nelle ultime settimane sono stati diagnosticati più tumori. Un quadro sanitario particolarmente delicato, che richiede l’avvio urgente di un ciclo di chemioterapia e cure specialistiche. Nonostante ciò, la donna resta ristretta nella casa circondariale irpina.
Rivetti è rientrata in carcere il 23 aprile scorso, dopo essere stata dimessa dall’ospedale di Avellino, dove non sarebbe stato possibile proseguire il percorso terapeutico necessario. Da quel momento si trova nuovamente in regime detentivo, in attesa di una decisione sulle eventuali misure alternative legate alle sue condizioni di salute.
Dopo l’istanza dell’avvocato Gabriele Roberto Cerbo, il magistrato di sorveglianza, chiamato a pronunciarsi sulla compatibilità tra detenzione e quadro clinico, ha richiesto un’ulteriore relazione sanitaria prima di adottare qualsiasi decisione. Un passaggio che di fatto ha rallentato l’iter, mentre restano urgenti le necessità di cura.
La posizione della 56enne si inserisce in un contesto giudiziario più ampio. Elena Rivetti è infatti tra i condannati definitivi nell’ambito dell’inchiesta antidroga dell’aprile 2022, condotta dai carabinieri del comando provinciale, che portò allo smantellamento dell’organizzazione riconducibile all’ex marito Filippo Piscitelli, attiva nella Valle di Suessola.
La recente sentenza della Corte di Cassazione ha confermato le condanne emesse in Appello per la quasi totalità degli imputati, rendendo definitive le pene. Per Rivetti è stata confermata la condanna a otto anni di reclusione.
L’inchiesta del 2022 aveva colpito un’organizzazione strutturata, con base operativa in una villa nella frazione di Polvica, da cui venivano gestite attività legate al traffico di stupefacenti. Numerose le condanne già in secondo grado, tra cui quelle a carico degli altri componenti del gruppo.
Con il pronunciamento della Cassazione, il quadro giudiziario si è sostanzialmente definito, ma resta aperta la questione legata alle condizioni di salute di Elena Rivetti.
Una vicenda che riporta al centro dell’attenzione il tema della tutela sanitaria in carcere e della compatibilità tra detenzione e patologie gravi, mentre si attendono le valutazioni definitive degli organi competenti.
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