
Nazionale. Una brutta notizia per lo sport italiano. Se ne va una grande icona prematuramente. Alex Zanardi, se ne è andato all’età di 59 anni, dopo il drammatico incidente in handbike che lo ha visto suo malgrado coinvolto nel 2020, le sue condizioni erano rimaste riservate. Il 23 ottobre avrebbe spento 60 candeline. La triste notizia è stata comunicata dalla famiglia e da Obiettivo 3, l’associazione fondata dallo stesso Zanardi per sostenere gli atleti afflitti da disabilità fisiche.
Il mondo dello sport oggi è in lutto e in lacrime per la grande perdita, soprattutto quello dei motori, dove Zanardi aveva lasciato un segno indelebile sia prima sia dopo il terribile incidente del 2001 al Lausitzring, in Germania, durante una gara di Formula Cart, in cui sfortunatamente perse le gambe. Sopravvisse grazie all’intervento svolto dai medici, alla sua straordinaria forza d’animo e a un’ironia disarmante. Famosa la sua battuta ironica, anni dopo, mentre guidava auto adattate: “Ragazzi, ho il piede pesante”.
Mancherà a tutti. Mancherà il suo sorriso e il suo spirito forte e sempre solare. Zanardi è nato a Bologna, e fin da piccolo mostrò un talento naturale nei kart. A Castel Maggiore , in Emilia Romagna, nacque la sua passione per la velocità, che lo portò prima in Formula 3000 e poi in Formula 1. Nei primi anni ’90 incontrò Daniela, l’amore della sua vita, sempre al suo fianco nel sostenere e proteggere i suoi sogni.
Debuttò in F1 nel 1991 con la Jordan, poi corse per Minardi e Lotus. Furono anni difficili in un ambiente dominato dalla forte competizione, dove il talento da solo non basta. Dopo varie stagioni tra difficoltà e ritorni, concluse la sua esperienza nel 1999 con la Williams, senza grandi risultati.
Ma Zanardi non si è mai fermato e alla fine riuscì a conquistare l’America, diventando “The Italian Legend”. Nella IndyCar (all’epoca Cart) vinse titoli e regalò sorpassi memorabili, come quello di Laguna Seca, entrato nella storia. Successi, notorietà e apparizioni televisive negli Stati Uniti, fino al tragico incidente del 2001.
Alex Tagliani, coinvolto nello schianto, rimase profondamente segnato dall’accaduto e fu proprio Zanardi che lo consolò con la sua incrollabile ironia: “Sai qual è il vantaggio delle mie nuove gambe? Sono più alto”.
Determinato a tornare in pista, Zanardi fece progettare comandi speciali, affrontò numerosi interventi chirurgici e riuscì persino a vincere di nuovo. BMW lo scelse come simbolo di resilienza e superamento dei limiti.
Poi la svolta: lo sport paralimpico. Ai Giochi di Londra 2012 conquistò due ori e un argento nell’handbike; poi sbarcò a Rio nel 2016 in cui vinse altri due ori e un secondo posto, dopo aver dominato anche ai Mondiali.
Zanardi divenne un simbolo universale, non solo per i risultati sportivi ma anche per il suo impegno nella ricerca e nello sviluppo di protesi e ausili, contribuendo concretamente a migliorare la vita di molte persone. Attraverso iniziative benefiche, incoraggiò tanti a riscoprire lo sport.
Poi, nel 2020, un nuovo dramma: il 19 giugno, sulle colline senesi, si scontrò con un camion mentre era in handbike. Le sue condizioni furono subito gravissime, con traumi multipli e lesioni al volto. Dopo un lungo coma e numerosi interventi, iniziò un percorso difficile e complesso. Dopo oltre un anno, tornò a casa, assistito dai medici e dalla sua famiglia.
Da allora, poche notizie e molto riserbo: una scelta per custodire con dignità il ricordo e il sorriso di un uomo straordinario, che continuerà a vivere nella memoria di tutti

