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Soldi e favori sessuali in cambio di carte di identità, 120 indagati all’Anagrafe

 

Regionale. Nel cuore di Napoli, abitazioni di pochi metri quadrati risultavano ospitare numeri impressionanti di residenti: in alcuni casi anche venti persone registrate nello stesso “basso”. Lo riferisce “Il Mattino”. Una situazione difficilmente giustificabile, che ha acceso i riflettori delle forze dell’ordine e dato il via a un’indagine di ampia portata.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura, ha portato alla luce un sistema strutturato che ruotava attorno agli uffici anagrafici di due municipalità cittadine. Secondo gli investigatori, esisteva un meccanismo illecito finalizzato a ottenere certificazioni di residenza e carte d’identità in maniera irregolare, spesso in favore di cittadini stranieri.

Sono complessivamente 120 le persone indagate. Tra queste figurano anche dipendenti pubblici, alcuni dei quali ormai in pensione, accusati a vario titolo di associazione per delinquere, falso, corruzione e favoreggiamento dell’immigrazione irregolare. Al centro del sistema, pagamenti in denaro per accelerare o garantire le pratiche: cifre comprese tra i 30 e i 50 euro per ogni operazione.

Le indagini hanno evidenziato anche situazioni più gravi. In almeno alcuni episodi, infatti, un funzionario avrebbe richiesto prestazioni sessuali in cambio dell’agevolazione delle pratiche amministrative. Circostanze che aggravano ulteriormente il quadro accusatorio.

Gli accertamenti hanno riguardato in particolare due uffici anagrafici cittadini, considerati il fulcro dell’intero sistema. Secondo quanto emerso, le residenze venivano registrate senza controlli adeguati, permettendo così a numerosi soggetti di ottenere documenti fondamentali per accedere ai servizi sanitari o mantenere il permesso di soggiorno.

Le forze dell’ordine hanno raccolto elementi anche attraverso attività tecniche, tra cui registrazioni ambientali che documenterebbero passaggi di denaro e contatti tra gli indagati. Al vaglio degli investigatori anche il ruolo di intermediari esterni, tra cui un centro servizi che avrebbe facilitato il contatto tra richiedenti e funzionari.

L’indagine, sviluppata nel corso degli anni, ha ricostruito un sistema definito dagli inquirenti come una vera e propria “filiera del falso”, basata su procedure aggirate e controlli inesistenti.

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