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Dai cantieri ai voti, ecco chi sono i 2 coinvolti nel blitz della Dia

AGGIORNAMENTO – I PROFILI DEI DUE INDAGATI NEL MIRINO DELLA DIA

Sequestro da oltre 2 milioni di euro e riflettori puntati sui profili dei due soggetti ritenuti centrali nel sistema del clan dei casalesi. Le misure, eseguite dalla Direzione Investigativa Antimafia su disposizione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, riguardano un imprenditore del settore marmo-edile e un affiliato con un ruolo chiave nei rapporti tra clan e politica locale.

Il primo è Dante Apicella, imprenditore considerato vicino alla famiglia Schiavone, già condannato in via definitiva nel processo Spartacus per associazione mafiosa. Secondo gli investigatori, avrebbe costruito un vero e proprio monopolio nel settore dei materiali per la cantieristica stradale, gestendo appalti pubblici e privati. Attraverso un sistema di società riconducibili alle cosiddette “scatole cinesi”, avrebbe favorito il reimpiego dei capitali illeciti del clan. Un ruolo rafforzato anche dalla collaborazione del genero Luigi Scalzone, coinvolto nella gestione delle attività imprenditoriali e colpito anch’egli da misura patrimoniale.

Il secondo profilo è quello di Maurizio Capasso, storico affiliato legato alla fazione dei Russo. Per gli inquirenti era un elemento strategico: gestiva estorsioni, reinvestimenti e faceva da tramite tra il clan e ambienti politici. In particolare, sarebbe stato uno dei principali riferimenti di un noto politico locale, Antonio Corvino, ex assessore a Casal di Principe, contribuendo a creare un collegamento diretto tra consenso elettorale e interessi criminali.

Due figure diverse ma complementari, unite da un ruolo decisivo nel consolidamento economico e relazionale del clan sul territorio.

Il primo lancio

Casal di Principe. Nuovo affondo della Direzione Investigativa Antimafia contro il sistema economico e relazionale del clan dei casalesi. Al centro del secondo provvedimento disposto dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – Sezione Misure di Prevenzione – c’è uno storico affiliato, già condannato in via definitiva, ritenuto figura strategica non solo nelle attività criminali ma soprattutto nei rapporti con il mondo politico.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo operava su più livelli all’interno dell’organizzazione: gestiva attività estorsive e curava il reinvestimento dei proventi illeciti, eseguendo anche le direttive impartite dai vertici del clan, compresi i congiunti dei detenuti. Un ruolo centrale, dunque, nel mantenimento degli equilibri economici e operativi del gruppo.

Ma il dato più rilevante riguarda il suo posizionamento nei rapporti con le istituzioni. Il soggetto, infatti, era considerato il referente per i contatti con ambienti politici locali. In qualità di intraneo al clan dei casalesi, secondo le indagini, risultava essere uno dei più attivi collaboratori di un politico di primo piano negli affari pubblici del territorio, già assessore al Comune di Casal di Principe e figura di peso nelle dinamiche amministrative ed elettorali. Un legame che, per gli inquirenti, evidenzia un canale diretto tra criminalità organizzata e gestione del consenso.

Le verifiche patrimoniali hanno poi rafforzato il quadro accusatorio. È emersa una significativa sproporzione tra i redditi dichiarati e i beni nella disponibilità dell’indagato. Gli accertamenti hanno consentito di individuare un patrimonio schermato attraverso intestazioni fittizie, con beni formalmente riconducibili a terzi ma ritenuti nella piena disponibilità del soggetto.

Il sequestro si inserisce nella strategia della DIA volta a colpire non solo le attività criminali ma anche le relazioni e i canali di influenza del clan, in particolare quelli che si intrecciano con la sfera politica e amministrativa del territorio.

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