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Argento tarocco, maxi frode da 15 milioni. Gli indagano sono 15

 

MARCIANISE/CASERTA. C’è anche il Casertano, con particolare attenzione al territorio di Terra di Lavoro, tra le aree coinvolte nella vasta operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Arezzo che ha portato alla luce una maxi frode fiscale nel commercio dell’argento destinato alle lavorazioni industriali. L’intervento delle Fiamme Gialle ha portato al sequestro di beni per oltre 15,7 milioni di euro, pari al profitto illecito accumulato attraverso un articolato sistema di evasione e riciclaggio.

L’indagine, coordinata dall’Autorità giudiziaria, vede 15 persone finite sotto inchiesta per reati che spaziano dall’associazione per delinquere all’emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, passando per omessa dichiarazione, riciclaggio, autoriciclaggio e ricettazione. Coinvolte anche nove società, segnalate per responsabilità amministrativa.

Le attività investigative hanno interessato numerose province italiane. Oltre ad Arezzo, le perquisizioni hanno riguardato anche il Casertano, insieme a Napoli, Roma, Bologna, Firenze, Matera, Latina, L’Aquila, Pescara, Catania e Messina, delineando una rete ramificata su scala nazionale che tocca anche il tessuto economico della zona di Marcianise e dintorni.
Nel corso dei controlli sono stati sequestrati conti correnti, immobili, veicoli, oltre a 150 chili di argento puro, 2,2 chili di oro in lamine, opere d’arte, denaro contante e orologi di valore.

Secondo quanto emerso, il fulcro dell’intero sistema illecito era una società bolognese attiva nel settore delle lavorazioni industriali dei metalli, che riusciva a rifornirsi di argento puro a prezzi nettamente inferiori a quelli di mercato, grazie a un meccanismo di evasione dell’Iva ben collaudato.
L’organizzazione si muoveva attraverso quattro distinti canali di approvvigionamento, riconducibili a operatori professionali con base soprattutto tra Roma e Matera, ma con ramificazioni operative anche in Campania.

Trasporti irregolari e false fatturazioni

L’argento, acquistato regolarmente presso banchi metalli di Arezzo estranei all’inchiesta, veniva poi trasferito all’azienda destinataria senza l’uso di trasporti specializzati, spesso con auto private e consegne effettuate in aree di sosta o parcheggi.
Sul piano documentale, il materiale veniva falsamente fatturato come prodotto soggetto a Iva: l’imposta veniva incassata dai cedenti ma mai riversata allo Stato. Il sistema si reggeva su un complesso intreccio di società filtro e cartiere, intestate a prestanome e prive di reale operatività, create per accumulare debiti fiscali.

In soli cinque mesi sarebbero stati movimentati oltre 13mila chili di argento puro, generando un’evasione superiore ai 12 milioni di euro. Parte del metallo, secondo gli investigatori, avrebbe anche provenienza non tracciabile, riconducibile a precedenti reati fiscali o patrimoniali.
Un’inchiesta che, coinvolgendo anche il territorio casertano e l’area di Marcianise, riaccende i riflettori sul rischio di infiltrazioni illecite nel settore dei metalli preziosi, comparto considerato particolarmente esposto a frodi e riciclaggio.

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