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Maxi incendio nel bene confiscato: danni importanti

ACERRA. Un nuovo incendio ha colpito uno dei beni sottratti ai fratelli Pellini, imprenditori protagonisti di inchieste sul traffico illecito di rifiuti in Campania. L’episodio risale a pochi giorni fa ma è stato segnalato solo ieri, dopo una visita sul posto dell’ambientalista Alessandro Cannavacciuolo.

 

Lo scenario si è presentato drammatico: nell’ex impianto di compostaggio di località Lenza Schiavone le fiamme si sono sviluppate in tre punti distinti, distanti tra loro, alimentando l’ipotesi di un’azione dolosa. Il rogo ha distrutto alberi, danneggiato parte della recinzione e ridotto in cenere due macchinari in ferro e vetroresina. L’impianto, negli anni Duemila, era utilizzato per la produzione di fertilizzante ottenuto da rifiuti organici, attività poi finita al centro del processo che nel 2017 portò alla condanna per disastro ambientale aggravato di Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini.

 

Il bene fa parte di un patrimonio stimato in 220 milioni di euro, frutto secondo la Dda di Napoli dello smaltimento illecito di rifiuti tossici, anche provenienti dal Nord Italia. Non è la prima volta che un bene confiscato ai Pellini viene colpito da incendi: dal 2021 ad oggi se ne contano quattro, tra cui un agriturismo settecentesco ormai in rovina, l’androne di un palazzo abitato e l’eliporto di Acerra.

 

Secondo quanto riferito da associazioni ambientaliste, in questo caso non ci sarebbe stato alcun intervento immediato, e a spegnere le fiamme ci avrebbe pensato soltanto la pioggia torrenziale dei giorni scorsi.

 

Intanto si attende la sentenza di primo grado sulla confisca definitiva del cosiddetto “tesoro Pellini”: il provvedimento, già emesso nel 2017, era caduto in prescrizione, obbligando la magistratura a un nuovo sequestro lo scorso anno. Il verdetto è previsto per novembre.

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