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Rifugiato di guerra stanato con pistola rubata. A tradirlo la chat

 

Aversa. In data 29 novembre 2023, nell’ambito di indagini dirette dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, personale della Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un cittadino ucraino, raggiunto da gravi indizi di colpevolezza per i reati di detenzione d’arma comune da sparo e ricettazione.

L’arma detenuta è risultata essere provento di furto durante lo scorso mese di agosto presso un’abitazione sita in Roma. Le indagini erano state avviate alcune settimane addietro, allorché personale di una società cooperativa che gestisce alloggi destinati all’ospitalità a rifugiati di guerra aveva consegnato presso gli Uffici del Commissariato di P.S. di Aversa una valigia appartenente ad un cittadino ucraino che, da diversi giorni, non faceva rientro presso l’appartamento provvisoriamente assegnatogli.

Il personale della Polizia di Stato, nel controllare il bagaglio per acquisire informazioni utili al rintraccio del proprietario, rinveniva al suo interno numerosi strumenti atti all’effrazione e, celato in una tasca, un involucro contenente una pistola semi-automatica, modello Beretta PX Storm cal. 9×21, in perfette condizioni-d’uso, risultata provento di furto. Le indagini, condotte attraverso verifiche di documenti e controlli su notizie presenti all’interno delle varie banche dati in uso alle Forze dell’Ordine, nonché attraverso l’escussione del soggetto che, presso la menzionata cooperativa, aveva avuto maggiormente contatti con l’indagato e, ancora, attraverso l’acquisizione e l’analisi di chat di messaggistica istantanea, consentivano di pervenire all’identificazione della persona che aveva avuto nella propria disponibilità la borsa rinvenuta.

A seguito dell’emissione di ordinanza cautelare da parte del GIP del Tribunale di Napoli Nord, venivano poste in essere serrate attività tese al rintraccio dell’indagato, essendosi accertato come l’uomo si fosse ormai allontanato dal Comune di Aversa e dai territori circostanti. L’attività dava positivi riscontri, consentendo di localizzare l’indagato in Roma prima e successivamente in Pomezia.