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Uccisi per errore dal clan, ma i Venosa sono tutti pentiti. Ecco le condanne per i 4 killer

San Cipriano d’Aversa. A 27 anni da quell’efferato delitto, arriva la pietra tombale sulle condanne per la famiglia Venosa: Umberto “o’ cucchiere”, il figlio Salvatore e gli altri congiunti Raffaele e Pietropaolo, tutti coinvolti nell’uccisione di due vittime innocenti. Due brave persone, che si spaccavano la schiena ogni giorno per mandare avanti i propri cari e che avevano un’unica colpa in quel lontano febbraio 1992: viaggiavano su una Renault Clio uguale a quella dell’obiettivo dei cocchieri.

Due settimane fa la prima sezione della Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi presentati da i quattro Venosa, rendendo definitive le condanne. Tutti hanno usufruito dei benefici della collaborazione con la giustizia e già in Appello le condanne erano state fissate in 13 anni e 4 mesi per Umberto, Salvatore e Pietropaolo Venosa e in 14 anni e 8 mesi per Raffaele Venosa, che “pagava” lo sconto di aver intrapreso il percorso da pentito ormai a giochi fatti, quando l’intera vicenda era già stata ricostruita grazie ai suoi parenti.

I quattro hanno chiarito che il piano omicidiario avrebbe dovuto riguardare Alfredo Zara e Domenico Frascogna, in quanto all’epoca affiliati al clan camorristico Schiavone. La quinta persona coinvolta, Carannante, ha seguito un altro iter giudiziario pur avendo ammesso la partecipazione al fatto contestato. I Venosa hanno presentato ricorso per un nuovo calcolo della pena, ma tutte le istanze sono state respinte. Le motivazioni sono state rese note in queste ore.

Decisiva per ricostruire la vicenda è stata la prima collaborazione eccellente, quella di Umberto e Salvatore Venosa che hanno svelato ideatori ed autori del duplice omicidio di Pasquale Pagano e Paolo Coviello, commesso il 26 febbraio 1992 a Casapesenna, via Campo d’Isola, attuale via Vasco De Gama, nel corso del quale le vittime vennero attinte da numerosi colpi d’arma da fuoco,mentre viaggiavano a bordo della Renault Clio.

L’omicidio avvenne nell’ambito della cruenta faida di camorra che vedeva, all’epoca, la contrapposizione tra la fazione “Venosa” e quella “Schiavone” del “clan dei Casalesi”, e venne commesso dalla fazione Venosa per errore, poiché le due vittime, estranee a contesti criminali, vennero scambiate per i veri obiettivi dell’agguato, ovvero gli affiliati alla fazione Schiavone, Alfredo Zara  e Domenico Frascogna.

 

Nella foto in alto da sinistra Pietropaolo, Salvatore e Raffaele Venosa; in basso l’auto delle vittime crivellata di colpi