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Rubano in 3 negozi, giudice respinge arresto di due stranieri: “Non è così grave”

Marcianise. Avevano portato via quasi 300 euro di vestiti da tre negozi del polo commerciale di Marcianise ed erano anche stati arrestati dai carabinieri. Per il giudice, però, quell’azione non era così grave al punto da non convalidare l’arresto: contro quella decisione però si è espressa la Cassazione che ha “riabilitato” la scelta dei carabinieri.

 

Il blitz…vanificato

Un caso che comincia a Marcianise il 29 maggio e termina a Roma oltre sei mesi dopo (le motivazioni sono state rese note in queste ore). Protagonisti due ragazzi provenienti dalla Georgia: M.O., 28 anni, e T.T., 22 anni. I giovani stranieri, insieme a un terzo (minorenne) erano stati fermati dai carabinieri dell’aliquota radiomobile della Compagnia di Marcianise, in quanto ritenuti responsabili del furto di alcuni capi di abbigliamento presso il negozio H&M, ubicato all’interno del centro commerciale “Campania” e presso i negozi Adidas e Nike siti all’interno dell’outlet “La Reggia” per un valore complessivo di 290 euro.

 

Secondo le indagini, previa effrazione del sistema antitaccheggio, il terzetto rubò alcuni capi di abbigliamento dagli esercizi commerciali tentando poi di allontanarsi, a piedi, in direzione Caivano. Nella circostanza, i militari dell’Arma allertati dai dipendenti dei due esercizi commerciali, riuscirono a rintracciare e bloccare i tre. Sembrava fatta e invece il giorno dopo, il giudice monocratico ribaltò ciò che sembrava palese, non convalidando l’arresto dei due georgiani maggiorenni che rispondevano di concorso in furto pluriaggravato.

 

“Non è grave e non sono pericolosi”

Venne riconosciuto infatti “il danno patrimoniale di particolare tenuità” ed esclusa sia la gravità del fatto che la pericolosità dei tre,  in assenza di precedenti a loro carico. Tradotto in soldoni, anche se erano stati loro a rubare, non era necessario arrestarli anche per il bottino non elevato.

 

Una posizione respinta dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere che contro quella decisione ha presentato ricorso in Cassazione, evidenziando gli errori del primo verdetto. La Suprema Corte ha dato ragione al procuratore e, di conseguenza, ai carabinieri. Chi ruba deve essere arrestato. Almeno questo.