
CASERTA – Si fermano le attività dello stabilimento Cementi Moccia di via Galatina. La Provincia di Caserta ha disposto la sospensione dell’efficacia dell’Autorizzazione unica ambientale (Aua) rilasciata alla società, determinando lo stop delle operazioni subordinate al possesso del titolo autorizzativo.
La decisione è contenuta nella determinazione dirigenziale numero 2259 del 28 ottobre, adottata dal settore Ambiente ed Ecologia della Provincia, sulla base di una richiesta avanzata dalla Regione Campania dopo una serie di verifiche effettuate nello stabilimento.
Il provvedimento rappresenta un passaggio significativo in una vicenda che da anni alimenta discussioni e preoccupazioni sul futuro della dorsale dei Tifatini, un’area caratterizzata dalla presenza di cave e impianti industriali, al centro di un confronto sempre più acceso sulle prospettive di recupero ambientale.
Le irregolarità emerse durante i controlli
All’origine della sospensione ci sono gli accertamenti eseguiti il 9 settembre da Arpac, Carabinieri Forestali e Ispettorato territoriale del lavoro.
Durante il sopralluogo è stato riscontrato un adeguamento soltanto parziale alle prescrizioni imposte alla società con una precedente diffida del 18 aprile 2023, successivamente integrata nell’aprile 2025.
La Provincia ha quindi disposto la sospensione delle autorizzazioni riguardanti gli scarichi delle acque reflue, le emissioni in atmosfera e l’impatto acustico. Il provvedimento coinvolge l’autorizzazione originaria rilasciata nel 2018 e i successivi aggiornamenti, compreso quello del 5 ottobre scorso.
Il blocco resterà in vigore fino al superamento delle criticità contestate e al ripristino delle condizioni previste dalle disposizioni ambientali.
La soddisfazione dei movimenti e il futuro delle cave
La decisione della Provincia è stata accolta favorevolmente da Caserta Decide e Speranza per Caserta, due realtà politiche che da tempo intervengono sulla questione ambientale della città.
Per i movimenti, la sospensione costituisce un risultato importante rispetto alle preoccupazioni sollevate negli anni per la presenza di polveri e per le conseguenze delle attività industriali sul territorio.
La vicenda riapre anche una discussione più ampia: quella relativa alla destinazione delle aree occupate da cave e cementifici e alle possibilità di riconversione di una parte significativa del territorio casertano.
Un argomento destinato ad assumere particolare rilevanza anche in vista delle prossime elezioni amministrative, quando le forze politiche saranno chiamate a confrontarsi sulle scelte urbanistiche e ambientali per il futuro della città.
Ex Cava Iuliano, resta aperto il confronto sull’impianto di trattamento dei rifiuti
Parallelamente alla vicenda Cementi Moccia, continua a far discutere il progetto relativo alla ex Cava Iuliano, in località Monte, dove è previsto un impianto per il trattamento di rifiuti speciali non pericolosi, costituiti da materiali inerti.
Il procedimento autorizzativo è ancora in corso. Nei giorni scorsi la Provincia di Caserta è intervenuta per chiarire di non aver espresso alcun parere tecnico favorevole nell’ambito della conferenza dei servizi.
Una precisazione accompagnata dalle dichiarazioni del presidente Anacleto Colombiano, che ha richiamato la necessità di attenersi esclusivamente agli atti ufficiali e all’esito delle procedure amministrative.
Sul progetto pesano le preoccupazioni legate alla vicinanza dell’area alle abitazioni, a un pozzo dell’Acquedotto Campano e al cantiere del nuovo Policlinico Vanvitelli. Tra gli aspetti contestati figura anche la classificazione R4 della zona, corrispondente a un rischio frana molto elevato.
Nel corso dell’iter sono stati inoltre espressi pareri sfavorevoli da diversi enti, tra cui Arpac, Asl, Reggia di Caserta, Soprintendenza, Polizia Locale e Commissione straordinaria comunale.
Il 18 novembre presidio davanti alla Provincia
Caserta Decide e Speranza per Caserta hanno annunciato una mobilitazione per il 18 novembre alle 14.30, davanti alla sede della Provincia, in concomitanza con la seduta conclusiva della conferenza dei servizi relativa al progetto della ex Cava Iuliano.
L’iniziativa punta a riportare l’attenzione sulla tutela della dorsale dei Tifatini e sulla necessità di individuare soluzioni di recupero e riqualificazione delle aree interessate dalle attività estrattive.
In questo quadro si inserisce anche la legge regionale 35 del 2025, che indirizza la pianificazione verso il contenimento delle nuove attività estrattive e il recupero ambientale del territorio.

