Truffa del finto figlio, anziano versa 30mila euro: indagato 24enne

CASERTA. Un messaggio su WhatsApp, la richiesta di aiuto attribuita al figlio e una sequenza di bonifici per complessivi 30mila euro. È il raggiro sul quale hanno indagato i carabinieri di Azzano Decimo, nel Pordenonese, risalendo a un 24enne del Casertano e a un 54enne di Palermo, entrambi indagati.

L’attività investigativa è partita dalla denuncia dell’anziano finito nella trappola. Secondo la ricostruzione degli investigatori, qualcuno lo avrebbe contattato attraverso l’applicazione di messaggistica fingendo di essere suo figlio. Per convincerlo a trasferire il denaro, l’interlocutore avrebbe prospettato la necessità di saldare alcuni debiti.

Credendo di aiutare un familiare in difficoltà, la vittima ha disposto diversi versamenti nell’arco di pochi giorni, raggiungendo la cifra di 30mila euro.

A interrompere la successione delle operazioni è stato l’istituto bancario dell’anziano. La frequenza dei trasferimenti e gli importi movimentati hanno insospettito la banca, facendo scattare gli approfondimenti. Il successivo contatto con il vero figlio ha permesso di accertare che quest’ultimo non aveva richiesto alcun pagamento ed era completamente estraneo alla vicenda.

Seguendo il percorso delle somme, i militari hanno individuato i rapporti finanziari intestati ai due indagati. Gli accertamenti hanno riguardato anche l’utenza impiegata per contattare l’anziano: la scheda risultava collegata a un’identità fittizia, non censita sul territorio nazionale.

Per impedire che il denaro ancora disponibile venisse disperso, i carabinieri hanno proceduto al sequestro preventivo d’urgenza del conto del giovane casertano, bloccando parte delle somme presenti. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pordenone ha successivamente convalidato il provvedimento.

Ulteriori elementi sono arrivati dalle perquisizioni disposte dalla Procura e dall’esame delle registrazioni delle telecamere degli uffici postali. Le immagini avrebbero consentito di identificare entrambi gli indagati e ricostruire i prelievi in contanti eseguiti subito dopo l’arrivo dei bonifici.

Il denaro sottoposto a sequestro è destinato alla restituzione all’anziano al termine del procedimento giudiziario. Le responsabilità dei due uomini restano da accertare: l’iscrizione nel registro degli indagati non costituisce una condanna e per entrambi vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

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