
Protesta in Consiglio regionale contro la chiusura dei reparti di Sessa Aurunca, Piedimonte Matese e Sapri
Regionale – Una protesta plateale per riportare al centro del dibattito regionale il futuro dei punti nascita di Sessa Aurunca, Piedimonte Matese e Sapri. Mercoledì 28 ottobre, il consigliere regionale Gennaro Oliviero ha scelto di incatenarsi nell’aula del Consiglio regionale della Campania, chiedendo risposte concrete sulla chiusura dei reparti di ostetricia.
L’iniziativa ha ritardato l’avvio dei lavori consiliari per oltre un’ora. Oliviero, esponente del gruppo A Testa Alta ed ex presidente dell’Assemblea regionale, ha occupato lo scranno della presidenza, mostrando un cartello con un messaggio diretto: «Nascere in Campania è un diritto, non un lusso».
La mobilitazione riguarda tre strutture sanitarie che rappresentano un riferimento per le rispettive comunità. La soppressione dei servizi dedicati al parto alimenta le preoccupazioni di famiglie, amministratori locali e cittadini, soprattutto nelle aree dove raggiungere un altro ospedale può richiedere tempi di percorrenza significativi.
La protesta di Oliviero e il confronto con Roberto Fico
Il consigliere ha chiesto un intervento del presidente della Regione, Roberto Fico, per affrontare la questione e individuare possibili risposte alle richieste dei territori coinvolti. Oliviero sostiene che la riorganizzazione della rete sanitaria debba considerare anche le caratteristiche geografiche delle aree interessate. La distanza dalle strutture alternative e le difficoltà dei collegamenti, secondo la posizione espressa dal consigliere, devono rientrare nella valutazione dell’accessibilità dei servizi per le donne in gravidanza.
Il confronto con Fico ha preceduto la conclusione della protesta. Dopo aver rimosso le catene, Oliviero ha consentito la ripresa dei lavori del Consiglio regionale. La protesta ha riportato l’attenzione su una questione che interessa il Casertano, soprattutto gli ospedali di Sessa Aurunca e Piedimonte Matese. Il presidio di Sapri, in provincia di Salerno, è coinvolto nella stessa mobilitazione contro la chiusura prevista dei punti nascita.
Perché sono stati chiusi i tre punti nascita
Alla base della riorganizzazione c’è il mancato raggiungimento della soglia di 500 parti all’anno, parametro nazionale utilizzato per valutare la sicurezza e l’organizzazione dei punti nascita. I dati relativi al 2024 riportati dalla stampa locale indicano 162 parti a Piedimonte Matese, 175 a Sessa Aurunca e 191 a Sapri. Numeri inferiori al limite previsto, che hanno alimentato il confronto tra le esigenze di sicurezza clinica e quelle delle comunità locali.
La questione è arrivata anche nelle sedi giudiziarie. I ricorsi presentati contro la chiusura non hanno ottenuto l’esito sperato dai territori interessati, riaprendo il dibattito sulle possibilità di tutelare i servizi sanitari nelle aree più distanti dai principali centri ospedalieri.
Il futuro dell’assistenza alle donne in gravidanza
La preoccupazione delle amministrazioni locali riguarda soprattutto l’effettiva possibilità di raggiungere in sicurezza un ospedale attrezzato per il parto. In alcuni territori, la viabilità e i tempi di trasferimento rappresentano elementi centrali nella gestione delle emergenze ostetriche.
La richiesta di mantenere i punti nascita si inserisce quindi in un confronto più ampio sull’organizzazione della sanità regionale, sulla distribuzione dei servizi e sulle necessità delle popolazioni residenti nelle aree interne.
La protesta di Oliviero riporta la questione all’attenzione delle istituzioni. Resta da capire quali iniziative potranno essere adottate per rispondere alle richieste dei Comuni e garantire percorsi assistenziali adeguati alle donne e ai neonati, nel rispetto dei requisiti di sicurezza sanitaria.
Per Sessa Aurunca e Piedimonte Matese, il confronto resta particolarmente importante: il futuro dei reparti coinvolge non soltanto l’organizzazione ospedaliera, ma anche la possibilità per le famiglie di accedere a un servizio essenziale vicino al proprio territorio.
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