
Capua. Ventidue anni di reclusione complessivi per due imprenditori e una richiesta di non luogo a procedere per il tecnico imputato. È la conclusione della requisitoria del sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Maurizio Giordano, nel processo sulle presunte infiltrazioni della camorra negli appalti pubblici a Capua.
Davanti alla terza sezione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduta da Giuseppe Meccariello e composta anche dai giudici Anna Sofia Sellitto e Raffaele Ferraro, il magistrato ha chiesto 12 anni di carcere per Domenico Farina, 10 per Domenico Pagano e una sentenza di non luogo a procedere per Alfredo Maria Cenviti. Secondo quanto riferito, per la Dda sarebbero credibili le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Francesco Zagaria, conosciuto come “Ciccio ’e Brezza”.
A vario titolo, agli imputati sono contestati i reati di associazione mafiosa e concorso esterno, turbativa d’asta, corruzione, abuso d’ufficio e riciclaggio. Le accuse dovranno essere valutate dai giudici, che si pronunceranno dopo le conclusioni delle parti.
Il procedimento rappresenta uno sviluppo di una più ampia inchiesta che ha coinvolto, tra gli altri, l’ex sindaco di Capua Carmine Antropoli, gli ex assessori Guido Taglialatela, Marco Ricci e Francesco Zagaria, gli imprenditori Francesco e Giuseppe Verazzo, il dirigente comunale Francesco Greco e Luca Diana. Nell’indagine compare anche Andrea D’Alessandro, indicato nell’ipotesi accusatoria come vicino a Zagaria.
Secondo la ricostruzione della Procura, gli imprenditori e il tecnico avrebbero contribuito a un sistema di relazioni tra politica, apparati tecnici e imprese, finalizzato a favorire l’assegnazione di lavori pubblici a società ritenute riconducibili ai clan. L’impianto accusatorio richiama in particolare le fazioni legate ai gruppi Zagaria e Schiavone e ipotizza un sostegno elettorale in cambio dell’affidamento di appalti nel territorio capuano.
Le richieste della pubblica accusa non costituiscono una sentenza: la decisione spetta al collegio giudicante. Nel processo gli imputati sono assistiti dagli avvocati Giovanni e Michele Cantelli, Vittorio Giaquinto e Giuseppe Stellato.

