Cetrioli, prezzi raddoppiati per quelli da serra: Codici chiede chiarezza sui rincari e sui margini della GDO

Cetrioli in vendita, Codici segnala l'aumento dei prezzi dei prodotti da serra e chiede chiarezza sulla filiera

Dopo i pomodori, l’associazione dei consumatori accende i riflettori sui cetrioli. Secondo i dati ISMEA citati nel comunicato, nella terza settimana di ottobre il prezzo medio all’origine dei prodotti in serra ha raggiunto 1,10 euro al chilo, con un aumento del 100% su base annua.

ROMA – Dopo i pomodori, anche i cetrioli finiscono sotto la lente dell’associazione Codici, che richiama l’attenzione sull’aumento dei prezzi e sulle ripercussioni per le famiglie italiane. Al centro della segnalazione ci sono i rincari registrati alla produzione e gli interrogativi sui costi che si accumulano lungo la filiera commerciale, fino ad arrivare sugli scaffali dei supermercati.

Secondo i dati ISMEA riportati dall’associazione, nella terza settimana di ottobre 2026 il prezzo medio all’origine dei cetrioli da serra ha raggiunto 1,10 euro al chilogrammo, registrando un aumento del 100% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per i cetrioli coltivati in pieno campo, invece, il prezzo medio si è attestato a 0,70 euro al chilo, con una crescita annua del 27,3%.

Numeri che riportano al centro il tema del costo della spesa alimentare e della distanza tra il prezzo riconosciuto agli agricoltori e quello pagato dai consumatori.

Cetrioli, rincari fino al 100% per le produzioni in serra

Il dato relativo ai cetrioli da serra evidenzia un aumento particolarmente significativo rispetto a dodici mesi prima. Anche il prodotto coltivato in pieno campo registra una crescita, seppure più contenuta. Per Codici, questi andamenti rendono necessario approfondire i meccanismi che determinano il prezzo finale degli ortaggi, considerando tutte le fasi che separano la produzione dalla vendita al dettaglio.

L’aumento del prezzo all’origine, infatti, non consente da solo di stabilire quanto il consumatore paghi in più al supermercato né quale sia il contributo delle singole componenti della filiera. Per comprendere l’effettiva distribuzione dei costi e dei margini occorre confrontare dati omogenei relativi alla produzione, al trasporto, alla logistica e alla commercializzazione.

Codici punta i riflettori sulla grande distribuzione

Nel comunicato diffuso il 26 ottobre, l’associazione dei consumatori solleva interrogativi sul ruolo della grande distribuzione organizzata (GDO) e sulla formazione dei prezzi lungo la filiera. «Un ortaggio che raddoppia di prezzo ci obbliga a chiederci chi stia davvero sostenendo il peso dei rincari», dichiara Ivano Giacomelli, segretario nazionale di Codici.

«Servono risposte chiare: quanto ricevono gli agricoltori, quanto costano davvero trasporto e logistica, quanto resta alle grandi catene. Oggi a pagare sono le famiglie, senza alcuna trasparenza su chi guadagna lungo la filiera».

L’associazione chiede quindi maggiore chiarezza sulla composizione dei prezzi e sui margini degli operatori coinvolti nella distribuzione degli ortaggi. Si tratta di una richiesta di approfondimento che, secondo Codici, dovrebbe contribuire a comprendere se e in quale misura le dinamiche commerciali incidano sul costo finale sostenuto dai consumatori.

La richiesta al Governo: verificare i margini della GDO

Codici invita il Governo a fare luce sui bilanci della grande distribuzione organizzata, con l’obiettivo dichiarato di verificare l’eventuale presenza di superprofitti legati ai rincari dei prodotti alimentari.

«Non vogliamo colpire le imprese, ma evitare che la forza economica della GDO si trasformi in aumenti ingiustificati», sottolinea Giacomelli.

L’associazione pone così l’accento sulla necessità di distinguere gli aumenti legati ai costi di produzione e distribuzione da eventuali incrementi dei margini commerciali. Per farlo, sarebbe necessario disporre di informazioni verificabili sull’andamento dei prezzi nelle diverse fasi della filiera.

Il solo aumento del prezzo all’origine, pur significativo, non dimostra infatti che la grande distribuzione abbia incrementato i propri margini o realizzato profitti straordinari. Il confronto tra prezzi di acquisto, costi operativi e prezzi di vendita potrebbe fornire elementi più precisi per valutare la situazione.

Il peso della spesa alimentare sulle famiglie

La questione si inserisce nel più ampio dibattito sul costo dei beni essenziali e sulla capacità delle famiglie di far fronte alle spese quotidiane.

«Il cibo è un bene essenziale: non può diventare una fonte di rendita a spese dei consumatori, soprattutto in un momento delicato come questo, segnato da una crescente instabilità geopolitica e da rincari che paralizzano gran parte del Paese», conclude il segretario nazionale di Codici.

L’associazione ribadisce quindi la necessità di maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi, affinché sia possibile comprendere le ragioni degli aumenti e individuare eventuali squilibri lungo la filiera.

Il monitoraggio sui cetrioli si aggiunge a quello già avviato sui pomodori e riporta l’attenzione sui prezzi degli ortaggi, sulle condizioni del mercato e sulle ricadute per i consumatori. La richiesta di Codici è che le istituzioni approfondiscano il fenomeno attraverso dati e verifiche, per fare chiarezza su costi, margini e dinamiche commerciali.

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