Punteggi gonfiati nelle graduatorie Ata, 23 indagati: ribaltone al primo atto, tutto torna in Procura

Marcianise/Santa Maria Capua Vetere. Svolta procedurale nell’inchiesta sul presunto sistema illecito per ottenere incarichi nelle scuole pubbliche attraverso certificazioni contestate e punteggi alterati. Nel corso dell’udienza preliminare davanti al Tribunale di Napoli Nord, il collegio difensivo ha sollevato un’eccezione relativa al mancato corretto passaggio del procedimento attraverso l’udienza preliminare.

Il giudice Fusco ha accolto il rilievo e disposto la restituzione degli atti alla Procura. Il fascicolo torna quindi all’ufficio requirente per le valutazioni e gli eventuali adempimenti conseguenti. La decisione riguarda il profilo procedurale contestato dalla difesa e non costituisce una valutazione nel merito delle accuse.

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Nicola Russo, Giuseppe Ferraro, Pasquale Raucci e Generoso Grasso.

L’indagine, coordinata dal pubblico ministero Giovanni Corona, coinvolge 23 persone, accusate a vario titolo di truffa aggravata ai danni dello Stato e falsità ideologica e materiale. Tutti gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

Secondo l’ipotesi accusatoria, il meccanismo si sarebbe basato su attestazioni non veritiere di servizi mai svolti presso scuole paritarie. I documenti avrebbero consentito ad alcuni aspiranti al personale ATA di ottenere punteggi aggiuntivi, fino a 12 punti, nelle graduatorie provinciali di terza fascia per il triennio 2021-2024, aumentando le possibilità di ricevere incarichi a tempo determinato.

Tra i nomi indicati nell’inchiesta figurano Adriana Accarino, Filomena Bellopede, Cinzia Delle Curti, Arianna Lopaldi, Giuseppe Famoso, Luigi Cavagnuolo, Salvatore Comparone, Bruno Ciocio, Luigi Esposito, Giuseppe Faenza, Giuseppe Felaco, Angelina Lombardi, Luigi Marino, Elvira Mauriello, Caterina Oliva, Maria Martino, Pasqualina Mastroianni, Alberto Restituto, Caterina Tartaro, Maria Tavoletta, Alexandra Testa, Michele Valentino e Antimo Verde.

Al centro del presunto sistema, secondo gli inquirenti, ci sarebbero stati Filippo Buono, amministratore degli istituti paritari “Babylandia” di Caserta e “Padre Pio” di San Prisco, deceduto nel 2024, il collaboratore Paolo Buono e il sindacalista Giovanni Cimmino. Le contestazioni riguardano fatti collocati tra il 2021 e il 2025 nelle province di Napoli e Caserta.

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