
VALLO DI LAURO. Imprenditori costretti a pagare somme di denaro per poter portare avanti i lavori pubblici senza subire minacce o ritorsioni. È il sistema estorsivo che, secondo gli investigatori, sarebbe stato imposto dal clan Graziano nel territorio del Vallo di Lauro, in provincia di Avellino. Un meccanismo che avrebbe consentito all’organizzazione camorristica di esercitare il proprio controllo sulle attività economiche e sugli appalti.
Questa mattina, 23 ottobre, i carabinieri del Comando Provinciale di Avellino hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli nei confronti di quattro persone. Per tre indagati si sono aperte le porte del carcere, mentre per il quarto sono stati disposti gli arresti domiciliari.
Le accuse riguardano diversi episodi di estorsione e tentata estorsione ai danni di imprenditori impegnati nell’esecuzione di opere pubbliche. I reati contestati sono aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il clan Graziano.
L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, con il procuratore aggiunto Michele Del Prete, è stata condotta dai militari della Compagnia di Baiano. Gli accertamenti hanno permesso di ricostruire una serie di episodi che si sarebbero verificati tra febbraio e settembre 2026.
Secondo quanto emerso dalle indagini, gli imprenditori sarebbero stati avvicinati con richieste economiche commisurate al valore degli appalti ottenuti. In altri casi, invece, sarebbero state pretese somme periodiche presentate come semplici “regali”, oppure come pagamento della cosiddetta “messa a posto”.
Particolarmente significativo un episodio relativo a un appalto pubblico nel comune di Lauro. Gli imprenditori incaricati dei lavori sarebbero stati minacciati dagli indagati, che avrebbero agito spendendo il nome del clan Graziano. Il messaggio sarebbe stato chiaro: pagare quanto richiesto oppure rischiare violente ritorsioni, fino a essere costretti ad abbandonare i lavori.
In uno degli episodi ricostruiti dagli investigatori, l’estorsione sarebbe stata portata a termine con la consegna di mille euro a uno degli indagati, una somma presentata come un “regalo” collegato all’attività lavorativa svolta.
L’operazione rappresenta un nuovo intervento delle forze dell’ordine contro le infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia locale e, in particolare, nel settore degli appalti pubblici.
Resta ferma la presunzione di innocenza degli indagati fino a un’eventuale condanna definitiva.

