
VAIRANO PATENORA. (I. M.) Migliaia di studenti tra Napoli e Caserta incrociano le braccia e scendono in strada. Al fianco degli autotrasportatori, i giovani denunciano il peso dei rincari, la crisi del lavoro e lo stato di abbandono degli istituti scolastici. L’onda d’urto della protesta degli autotrasportatori travolge il mondo della scuola.
Questa mattina, migliaia di studenti delle province di Napoli e Caserta hanno abbandonato le aule per unirsi alla mobilitazione generale contro la crisi economica. Un grido d’allarme collettivo di una generazione che vede il proprio domani compromesso da un’inflazione galoppante e dall’aumento dei costi energetici.
In prima linea anche gli studenti del liceo scientifico “Leonardo Da Vinci” di Vairano Patenora, che hanno sfilato portando in piazza una preoccupazione profonda e matura.
La consapevolezza dei ragazzi è netta: difendere oggi il lavoro e la dignità dei propri genitori significa proteggere il proprio diritto a studiare, a restare e a costruire un domani nella propria terra, senza essere costretti a fuggire da un futuro che i rincari stanno erodendo.
La morsa del caro vita e la tassa occulta sui pendolari
A muovere i ragazzi è la paura concreta per la tenuta economica delle famiglie. Il caro vita, caratterizzato dall’impennata dei prezzi dei beni di prima necessità a fronte di salari strutturalmente bloccati, sta strangolando il bilancio domestico. Quando l’economia di una casa entra in sofferenza, le prime spese a essere sacrificate sono spesso quelle legate alla cultura, allo sport e alle attività extrascolastiche dei figli, allargando la forbice delle disuguaglianze sociali.
A peggiorare il quadro si aggiunge il nodo delle accise alte sul gasolio. I carburanti, in un Paese che muove le proprie merci prevalentemente su gomma, non sono un bene di lusso. Le tasse statali alla pompa generano un effetto domino che fa lievitare i prezzi nei supermercati e contemporaneamente, colpiscono duramente i tantissimi studenti pendolari.
Per chi vive in provincia, l’aumento dei biglietti e dei costi di trasporto rappresenta una vera e propria tassa occulta sul diritto allo studio.
Lavoro e istruzione: i nodi di una crisi sistemica
La protesta studentesca si salda inevitabilmente con la denuncia dei mancati diritti dei lavoratori. La precarizzazione dilagante e la piaga del “lavoro povero” privano le famiglie della stabilità necessaria per pianificare il futuro. I giovani in piazza dimostrano una forte coscienza sociale: sanno che senza un lavoro dignitoso e giustamente retribuito per gli adulti di oggi, non ci saranno le risorse per finanziare le università o i progetti di vita di domani.
Il quadro della mobilitazione si completa con una dura accusa alle istituzioni: lo stato di precarietà vissuto a casa si riflette specularmente dentro le mura scolastiche. Gli studenti denunciano la presenza di strutture scolastiche carenti in mancanza di fondi. I tagli cronici alla spesa pubblica costringono ragazzi e docenti a convivere con edilizia fatiscente, aule fredde d’inverno, palestre inagibili e laboratori obsoleti. Una carenza strutturale che lancia un messaggio istituzionale devastante, declassando l’istruzione pubblica a problema secondario. La piazza di oggi lancia un messaggio chiaro e potente alla politica: quando la crisi colpisce i diritti fondamentali, i giovani scendono in campo per riprendersi il futuro.

