La scala nascosta e il blitz di mezzogiorno: tutti i segreti dei depositi del sodalizio Gagliardi/Villanova

San Felice a Cancello. La droga spariva dai nascondigli, spesso durante la notte, e i componenti del gruppo Gagliardi-Villanova non riuscivano a spiegarsi chi fosse riuscito a individuare i luoghi dove venivano custoditi gli stupefacenti. In realtà erano i carabinieri del Comando Provinciale di Caserta che, nell’ambito delle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, avevano individuato diversi depositi clandestini, riuscendo più volte a recuperare la sostanza senza farsi notare.

Sequestri effettuati senza un immediato confronto con i soggetti monitorati, che venivano inizialmente registrati a carico di ignoti e che soltanto successivamente, attraverso la ricostruzione investigativa, sono stati ricondotti ai presunti responsabili e inseriti nelle contestazioni.

È uno degli aspetti più particolari della vasta inchiesta sul traffico di droga nella Valle di Suessola, sfociata nel processo attualmente in corso davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, che coinvolge complessivamente 33 imputati.

Il nascondiglio di Luca Gagliardi e la scala azionata con una corda

Uno dei depositi utilizzati dal 51enne Luca Gagliardi si trovava all’interno di una casa diroccata, situata in un vicoletto poco distante dalla sua abitazione di vico Carbone.

L’accesso era stato organizzato attraverso un sistema ingegnoso: una scala collegata a una corda, che rimaneva nascosta e poteva essere calata soltanto all’occorrenza.

Bastava tirare la corda per far scendere la scala e raggiungere la parte superiore dell’immobile abbandonato, dove venivano custodite le sostanze stupefacenti.

I carabinieri riuscirono a individuare quel sistema e, nel corso di un intervento notturno, raggiunsero il vicoletto. Tirarono la corda, fecero scendere la scala e salirono fino al deposito, recuperando tutta la droga presente.

Un’operazione portata a termine senza che Gagliardi si accorgesse immediatamente dell’intervento dei militari.

Il blitz sopra Talanico: la droga sparisce in mezz’ora

Un altro episodio riguarda Luca Villanova, cugino di Gagliardi, e un nascondiglio ricavato in una casa diroccata nella zona collinare sopra Talanico.

Villanova custodiva inizialmente la droga (e non solo…) in un immobile abbandonato situato nel vicolo dove abitava la madre. A un certo punto decise di trasferire gli stupefacenti in una casa ancora in costruzione, sempre nella zona sopra Talanico.

Ma gli investigatori stavano seguendo i suoi movimenti e riuscirono a individuare anche il nuovo deposito.

Alle 11.30 Villanova trasferì la droga nell’edificio in costruzione. A mezzogiorno, appena trenta minuti dopo, tornò per recuperarla ma non trovò più nulla.

I carabinieri erano già intervenuti, sequestrando la sostanza e allontanandosi prima del suo ritorno.

La scoperta provocò una reazione di forte agitazione. Villanova era convinto di essere stato seguito e non riusciva a spiegarsi come qualcuno avesse potuto individuare il nuovo nascondiglio in così poco tempo.

I sequestri notturni e le contestazioni successive

Quelli della scala nascosta e del deposito sopra Talanico non sarebbero stati episodi isolati. Nel corso dell’inchiesta i carabinieri riuscirono più volte a individuare i luoghi dove il gruppo custodiva gli stupefacenti, intervenendo anche durante la notte e portando via la droga senza che i soggetti interessati sapessero chi fosse stato.

Inizialmente diversi sequestri vennero effettuati a carico di ignoti. Successivamente, grazie alle intercettazioni, ai pedinamenti e agli ulteriori accertamenti, gli investigatori ricostruirono la disponibilità della sostanza, collegando i quantitativi recuperati ai presunti componenti dell’organizzazione. Gli episodi sono così confluiti nelle contestazioni dell’inchiesta antimafia.

Fino a cinque chili di droga alla settimana

Le indagini avrebbero inoltre documentato un’attività di distribuzione di stupefacenti particolarmente consistente.

Secondo le stime investigative, il gruppo riconducibile ai Villanova avrebbe movimentato circa un chilogrammo di droga alla settimana, mentre per Gagliardi i quantitativi sarebbero stati nell’ordine di quattro-cinque chilogrammi settimanali.

Numeri che delineano, nell’impostazione della Procura, una capacità operativa e di approvvigionamento superiore rispetto a quella attribuita al presunto gruppo De Matteo di Santa Maria a Vico.

Il quadro investigativo è stato costruito attraverso un monitoraggio particolarmente esteso dell’ambiente Gagliardi-Villanova. Tra i soggetti maggiormente intercettati figuravano Luca Gagliardi, la moglie Giovanna Iossa e il cugino Luca Villanova.

L’attività dei carabinieri del Comando Provinciale di Caserta ha prodotto una notevole quantità di materiale investigativo, ora al centro del dibattimento davanti ai giudici del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

I sequestri, le intercettazioni e le ricostruzioni relative ai quantitativi di droga movimentati costituiscono elementi dell’impianto accusatorio, che dovranno essere valutati nel contraddittorio tra Procura e difese.

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