Arriva il no per Cosentino, si allontana scarcerazione

Casal di Principe. Niente continuazione tra i reati: la Cassazione respinge il ricorso di Nicola Cosentino

La Cassazione ha respinto la richiesta di riconoscere il vincolo della continuazione tra il concorso esterno in associazione mafiosa e la vicenda corruttiva legata alla detenzione di Nicola Cosentino. La decisione fa venir meno la possibilità di ottenere una riduzione della pena e, di conseguenza, di anticipare l’eventuale scarcerazione.

Al centro del ricorso c’era la distanza temporale tra i due episodi. Il reato associativo, secondo quanto ricostruito, risalirebbe al più tardi al 2009; la condotta corruttiva sarebbe invece iniziata dopo l’arresto e l’ingresso in carcere, nel 2014. Per la difesa, l’intervallo di diversi anni rappresentava un elemento incompatibile con l’ipotesi di un programma criminoso unitario deciso in anticipo.

I legali avevano inoltre contestato che fosse stata dimostrata una previsione preventiva dei fatti successivi. Al momento della partecipazione al reato associativo, sostenevano, non risultava provato che Cosentino avesse già messo in conto la possibilità di essere arrestato e, in quel caso, di corrompere appartenenti alla polizia penitenziaria per ottenere condizioni detentive più favorevoli.

La Suprema Corte ha ritenuto fondato il ricorso sul punto relativo alla motivazione dell’ordinanza impugnata. Secondo i giudici, il provvedimento aveva collegato i reati facendo leva soprattutto sul rapporto tra attività politica e interessi del clan dei Casalesi, rispetto al quale Cosentino è stato riconosciuto concorrente esterno. Un ragionamento che, per la Cassazione, non basta a dimostrare la continuazione.

Per applicare l’istituto, infatti, non è sufficiente rilevare una generica affinità tra le condotte o una loro possibile utilità per la stessa organizzazione. Occorre accertare che, sin dall’inizio, fosse stata elaborata una specifica pianificazione capace di comprendere anche i successivi fatti corruttivi. Questo passaggio, secondo la Corte, non era stato dimostrato.

L’esito del ricorso non comporta quindi lo sconto di pena auspicato da Cosentino. Resta esclusa l’unificazione dei reati sotto il vincolo della continuazione e sfuma la possibilità di una riduzione della condanna utile a incidere sui tempi della detenzione.

 

Un click e sei sempre informato! Iscriviti al nostro canale WhatsApp per ricevere le news più importanti. Premi qui ed entra!