
Marcianise. Turni che, secondo quanto emerge dalle intercettazioni, potevano arrivare fino a 20 ore, pochissimo riposo e nessun giorno di festa. Sono le conversazioni finite nell’inchiesta della Guardia di Finanza sul presunto caporalato nei cantieri della linea ferroviaria Napoli-Bari, che ha portato all’esecuzione di 20 misure cautelari emesse dal gip Federica Girardi su richiesta della Procura di Napoli.
Al centro degli accertamenti ci sono anche gli imprenditori di Marcianise Dante e Raffaele Salzillo. Secondo l’ipotesi investigativa, nei cantieri subappaltati alla società Areco sarebbero stati impiegati gruppi di lavoratori egiziani, reclutati attraverso l’intermediazione di un loro dipendente, Ali Salah Abdelati.
A fornire uno spaccato delle condizioni nelle quali avrebbero lavorato gli operai sono soprattutto le intercettazioni raccolte durante le indagini.
“Agli egiziani quanto gli dai, 12 euro?”, domanda un interlocutore parlando con Dante Salzillo. La risposta dell’imprenditore è: “Con il caporalato… Tu lo sai che gli egiziani hanno il caporalato?”.
Ma è soprattutto la durata dei turni a emergere dalle conversazioni. Parlando degli operai impegnati a Grottaminarda, Salzillo afferma: “Io li ho a Grottaminarda – racconta Salzillo – notte e giorno fino a che non finiscono. Uaglio, sono incredibili. Dobbiamo finire? Finiamo! 10, 12, 14, 16, 20 ore”.
Un quadro al quale si aggiungono, sempre secondo quanto ricostruito dagli investigatori, tempi di recupero estremamente ridotti. “La notte dormono 3-4 ore ed escono di nuovo”, dice Salzillo in un’altra conversazione. E ancora: “La giornata di festa non esiste”.
Gli operai, non disponendo di una sistemazione stabile, avrebbero trascorso anche il mese di agosto nelle baracche. Nell’inchiesta entra infatti anche il tema degli alloggi, definiti dalla Procura “particolarmente degradanti”.
Sarebbe stato lo stesso Salzillo a cercare luoghi nei quali sistemare i lavoratori. In una delle conversazioni intercettate chiede la disponibilità di “un rudere di campagna”, dove avrebbe dovuto collocare, utilizzando le sue parole, “una decina di talebani”.
Un altro capitolo dell’indagine riguarda il presunto ruolo di Ali Salah Abdelati nell’intermediazione e nella gestione dei compensi. Anche in questo caso sono le intercettazioni a ricostruire i rapporti tra le persone coinvolte.
“Non te la devi venire a prendere con me, io i soldi li ho dati a te e tu li devi pagare a questi”, avrebbe detto Salzillo rivolgendosi al dipendente.
Nelle conversazioni si parla anche dei presunti guadagni ottenuti dall’attività di intermediazione. “Si è comprato un centro commerciale in Egitto”, afferma ancora Salzillo.
Sono questi dialoghi a rappresentare uno degli elementi dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli, che punta a ricostruire il presunto sistema di reclutamento e impiego della manodopera nei cantieri collegati alla realizzazione della linea ferroviaria Napoli-Bari. Le contestazioni formulate nell’indagine dovranno naturalmente essere vagliate nelle successive fasi del procedimento.

