Alta velocità e panettoni farciti di soldi, ecco le 20 misure. Cade l’ombra del clan

Marcianise. Dieci arresti domiciliari, sette obblighi di dimora accompagnati dall’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e tre sospensioni dal pubblico servizio. Sono venti complessivamente gli indagati raggiunti dalle misure disposte dal gip di Napoli Federica Girardi nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti e i subaffidamenti collegati ai lavori dell’Alta velocità Napoli-Bari.

L’ordinanza è stata eseguita dalla Guardia di Finanza al termine della fase degli interrogatori preventivi e nell’ambito dell’indagine coordinata dal pubblico ministero Henry John Woodcock e dal procuratore aggiunto Sergio Ferrigno. Le ipotesi di reato contestate, a seconda delle singole posizioni, riguardano corruzione, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Un punto centrale della decisione cautelare riguarda però l’aggravante della finalità di agevolazione mafiosa ipotizzata dalla Dda: il gip non l’ha riconosciuta nei confronti dei venti destinatari delle misure. La Procura aveva inserito una parte delle condotte in una ricostruzione investigativa nella quale venivano ipotizzati vantaggi anche in favore del clan Belforte di Marcianise, con Pasquale e Camillo Belforte indicati dall’accusa quali figure di riferimento del gruppo, mentre un ulteriore filone faceva riferimento al clan Fabbrocino.

La valutazione del giudice, almeno in questa fase cautelare, non ha però portato al riconoscimento dell’aggravante mafiosa. Le misure sono state quindi applicate sulla base delle altre ipotesi di reato ritenute cautelarmente sussistenti, senza l’ulteriore qualificazione dell’agevolazione mafiosa.

Agli arresti domiciliari sono finiti gli imprenditori di Marcianise Dante Salzillo, 45 anni, Raffaele Salzillo, 49 anni, e Angelo Salzillo, 39 anni, ai quali gli investigatori riconducono la società Areco. Dante Salzillo, indicato negli atti come legale rappresentante e socio dell’azienda, è considerato dall’accusa il principale interlocutore dei responsabili dei cantieri. Per Dante e Raffaele Salzillo, oltre agli episodi di presunta corruzione, la misura interessa anche l’ipotesi di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. A Dante viene inoltre contestata l’emissione di fatture per operazioni inesistenti nell’ambito del progetto che, secondo gli inquirenti, avrebbe dovuto consentire un trasferimento di denaro verso l’Egitto. Per Angelo Salzillo la misura riguarda invece episodi di corruzione.

Domiciliari anche per Alessio De Luca, 43 anni, di Fara in Sabina, direttore del cantiere Nacav di Afragola; Alessandro Stabile, 49 anni, di Velletri, direttore di cantiere di Webuild per Hirpinia Av; Gianfranco Fontana, 55 anni, di Canistro, capocantiere di Nacav; e Aristodemo Busillo, 56 anni, di Salerno, indicato negli atti come legale rappresentante di Hirpinia Av e già legale rappresentante di Nacav.

Secondo l’impostazione accusatoria, si tratta di figure che avrebbero avuto la possibilità di incidere sulle attività dei cantieri, sugli affidamenti e sui pagamenti in favore di Areco. Per De Luca e Fontana le misure fanno riferimento sia alla corruzione per l’esercizio della funzione sia alla corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio; per Stabile viene contestata quest’ultima ipotesi, mentre Busillo risponde di corruzione per l’esercizio della funzione.

Completano l’elenco dei destinatari dei domiciliari Alberto Sannino, 45 anni, di Villaricca, indicato dalla Procura come socio e amministratore di fatto della Sannino Petroli, Domenico Di Lillo, 59 anni, di Marcianise, e Ali Salah Ali Abdelati, 41 anni, di Guidonia Montecelio.

Sannino risponde di emissione di fatture per operazioni inesistenti: secondo gli investigatori, ai pagamenti effettuati da Areco sarebbero seguite restituzioni di denaro contante che avrebbero consentito di mettere liquidità a disposizione di Dante Salzillo. Di Lillo, invece, avrebbe svolto secondo l’accusa una funzione di intermediario nell’operazione progettata per trasferire denaro in Egitto attraverso false fatturazioni, individuando una società disponibile e concordando un compenso per la mediazione.

Ali Salah Ali Abdelati, indicato come dipendente di Areco e intermediario nella gestione della manodopera egiziana, è destinatario della misura per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e per le contestazioni sulle false fatturazioni relative al trasferimento di denaro all’estero.

Sette persone sono state invece sottoposte all’obbligo di dimora nel comune di residenza e all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Si tratta di Maurizio Di Prima, 59 anni, di Rho, dipendente di Nacav; Salvatore Francesco Caruso, 51 anni, di Bari, già legale rappresentante di Nacav e successivamente operativo nel consorzio Xenia; Antonio Donadio, 51 anni, di Senise, responsabile degli approvvigionamenti di Webuild; Giandomenico Colella, 43 anni, ex consigliere comunale di Marcianise e collaboratore di Dante Salzillo; Maurizio Ferroni, 61 anni, di Passignano sul Trasimeno, direttore tecnico e project manager di Ghella e direttore tecnico del consorzio Telese; Vincenzo Moriello, 50 anni, di Sperlonga, dipendente di Seli Overseas e già legale rappresentante di Nacav e Hirpinia Av; e Costantino Guidubaldi, 55 anni, di Sigillo, addetto all’ufficio acquisti del consorzio Telese.

Per Di Prima, Caruso e Donadio le misure sono legate a episodi di corruzione per l’esercizio della funzione. Colella risponde invece di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e, secondo l’accusa, avrebbe partecipato alla consegna di un orologio destinato a Francesco Cosentino, dipendente del consorzio Hirpinia Av. Per Ferroni vengono contestate entrambe le forme di corruzione.

A Moriello e Guidubaldi, oltre all’obbligo di dimora e alla presentazione alla polizia giudiziaria, il gip ha applicato la sospensione totale dall’esercizio del pubblico servizio per un anno. Entrambi sono destinatari delle misure per corruzione per l’esercizio della funzione e per atti contrari ai doveri d’ufficio.

La sola sospensione dal pubblico servizio per un anno è stata invece disposta nei confronti di Piero Centonze, 40 anni, di Milano, e Alessandro Cupellini, 63 anni, di Roma, indicati negli atti come dipendenti di Nacav, per corruzione per l’esercizio della funzione, e di Francesco Cosentino, 47 anni, di Lauria, per corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio.

Al centro dell’inchiesta c’è il presunto sistema di rapporti che, secondo la Procura, avrebbe favorito Areco nella filiera dei lavori dell’Alta velocità e in altre commesse pubbliche attraverso affidamenti, lavori in economia, pareri favorevoli, accelerazioni dei pagamenti e agevolazioni nei subappalti. In cambio sarebbero stati riconosciuti denaro, regali e altre utilità.

Negli atti vengono indicati, tra gli altri, contanti, orologi, telefoni, soggiorni in albergo, vacanze, un trattorino tagliaerba e benefici relativi a immobili. Uno degli episodi riguarda una presunta consegna di almeno 5mila euro ad Alessio De Luca, che l’accusa collega a favori per Areco negli affidamenti e nei pagamenti.

Un altro riguarda un contratto da 6,7 milioni di euro per lavori nelle gallerie del consorzio Xenia che, nella ricostruzione della Procura, Areco avrebbe ottenuto grazie all’intercessione di Ferroni e Cosentino. Tra le presunte contropartite figurano un Cartier del valore di 7.900 euro destinato a Ferroni e un Longines da 2mila euro destinato a Cosentino.

Sul fronte della manodopera, l’accusa sostiene che lavoratori egiziani impiegati nei cantieri sarebbero stati sottoposti a condizioni di sfruttamento, con orari prolungati, mancato rispetto dei riposi, retribuzioni inferiori ai minimi contrattuali e violazioni in materia di sicurezza, approfittando del loro stato di bisogno.

Un altro capitolo riguarda il progetto di trasferire circa 300mila euro in Egitto per l’acquisto di un immobile attraverso operazioni ritenute fittizie dagli inquirenti: viene ricostruita l’emissione di una fattura da 65mila euro e un bonifico di acconto da 24mila euro, mentre la chiusura del rapporto finanziario utilizzato avrebbe impedito il completamento dell’operazione. Il gip ha inoltre respinto la richiesta di sequestro delle imprese.

Resta dunque particolarmente significativa, nel quadro dell’ordinanza, la mancata applicazione dell’aggravante dell’agevolazione mafiosa: pur essendo stata prospettata dalla Dda nell’ambito della propria ricostruzione investigativa, il giudice non l’ha riconosciuta per i venti destinatari delle misure personali.

Ciò non equivale a una decisione definitiva sull’intera vicenda, trattandosi di una valutazione adottata nella fase cautelare. Le responsabilità penali dovranno essere accertate nel prosieguo del procedimento e tutti gli indagati devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza irrevocabile di condanna. Nel collegio difensivo figurano, tra gli altri, gli avvocati Angelo Raucci, Nicola Russo, Ferdinando Letizia, Domenico Cesaro e Nicola Musone.

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