Alta Velocità e mazzette, scatta retata: 10 arresti. I nomi

Marcianise. Dopo le prime perquisizioni eseguite circa quindici giorni fa, l’inchiesta sugli appalti legati alla linea ferroviaria Alta Velocità/Alta Capacità Napoli-Bari entra ora nella sua fase più dirompente. Quello che inizialmente era emerso attraverso acquisizioni e controlli investigativi si traduce adesso in un’ordinanza cautelare nei confronti di 20 persone, gravemente indiziate, a vario titolo, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, emissione di fatture per operazioni inesistenti, corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e favoreggiamento.

L’indagine è coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli e condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli.

All’esito degli interrogatori preventivi degli indagati, 10 persone sono state sottoposte agli arresti domiciliari. Si tratta di Dante Salzillo, Raffaele Salzillo, Alessio De Luca, Alessandro Stabile, Gianfranco Fontana, Angelo Salzillo, Alberto Sannino, Domenico Di Lillo, Salah Ali Abdelati e Aristodemo Busillo.

Per altre cinque persone è stato disposto l’obbligo di dimora nel comune di residenza insieme all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria territorialmente competente.

Per due indagati è scattato l’obbligo di dimora nel comune di residenza, accompagnato dall’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e dalla sospensione totale dall’esercizio di un pubblico servizio per un anno. Per altre tre persone è stata invece applicata la misura interdittiva della sospensione totale dall’esercizio di un pubblico servizio, sempre per la durata di un anno.

Al centro dell’inchiesta ci sono le opere infrastrutturali connesse alla realizzazione della Napoli-Bari, in particolare le tratte già ultimate e quelle ancora in fase di realizzazione nelle province di Napoli, Avellino e Benevento.

Gli investigatori hanno passato al setaccio diverse fasi della gestione delle commesse: dall’affidamento dei lavori alla loro esecuzione e contabilizzazione, fino ai controlli e ai pagamenti destinati alle imprese. Sotto la lente sono finite anche la gestione dei materiali di scavo e dei rifiuti di cantiere e la fornitura di calcestruzzo.

Secondo quanto riportato nell’ordinanza cautelare, dalle indagini sarebbe emerso un sistema di rapporti corruttivi tra imprenditori e pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio. Questi ultimi, grazie alle responsabilità tecniche, amministrative o di cantiere ricoperte, avrebbero agevolato determinate imprese nell’ottenimento delle commesse, nell’esecuzione e contabilizzazione dei lavori, oltre che durante i controlli e nella fase dei pagamenti.

In cambio dei favori accordati sarebbero stati corrisposti denaro e altre utilità. Gli investigatori fanno riferimento a somme in contanti, che sarebbero state nascoste anche all’interno di confezioni e box natalizi, ma anche a orologi di pregio, telefoni cellulari, soggiorni, vacanze e altri beni e servizi.

Un altro importante capitolo dell’indagine riguarda il presunto impiego irregolare e sfruttamento di lavoratori extracomunitari.

Secondo la ricostruzione investigativa, nei cantieri sarebbero stati impiegati lavoratori di origine egiziana sottoposti a condizioni lavorative definite particolarmente gravose e degradanti. Vengono contestati turni protratti, in alcuni casi, fino a 20 ore, ripetute violazioni dei periodi di riposo e retribuzioni inferiori ai minimi previsti dai contratti o comunque sproporzionate rispetto alla quantità e alla qualità del lavoro svolto.

Gli accertamenti avrebbero inoltre evidenziato inosservanze delle disposizioni in materia di igiene e sicurezza, l’utilizzo di metodi di sorveglianza e sistemazioni alloggiative ritenute del tutto precarie. Contestate anche irregolarità relative ai permessi di soggiorno e alla documentazione necessaria per attestare l’assolvimento degli obblighi di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

L’inchiesta ha poi ricostruito un presunto meccanismo di emissione di fatture per operazioni inesistenti. Secondo gli investigatori, sarebbe servito a creare disponibilità di denaro contante, una parte del quale sarebbe stata successivamente utilizzata anche per alimentare le presunte dazioni corruttive.

Il Gip ha disposto anche il sequestro preventivo finalizzato alla confisca, anche per equivalente, del profitto dei reati di corruzione contestati.

Il provvedimento eseguito resta una misura cautelare adottata nella fase delle indagini preliminari. Come sottolineato dalla stessa Procura, i destinatari sono persone sottoposte a indagine e devono pertanto essere considerate presunte innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

 

 

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