Scambio di persona nell’inchiesta sul clan, imprenditore si salva

CASAPESENNA. La Corte di Appello di Napoli ha confermato l’assoluzione di Raffaele Parente, imprenditore 59enne di Casapesenna attivo nei settori del movimento terra, dei trasporti e del recupero dei rifiuti solidi urbani. L’uomo era stato indicato dalla Direzione distrettuale antimafia come un presunto “colletto bianco” vicino al clan dei Casalesi e, in particolare, alla fazione riconducibile al boss Michele Zagaria.

I giudici di secondo grado hanno però ribadito quanto già stabilito nel processo di primo grado: Parente non sarebbe stato inserito nell’organizzazione criminale. La decisione determina così una “doppia conforme”, con la conferma integrale della precedente sentenza assolutoria.

L’imprenditore, difeso dall’avvocato Ferdinando Letizia, era stato raggiunto da un’ordinanza cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Dda. L’accusa contestava il reato di associazione di tipo mafioso, ipotizzando rapporti con il gruppo Zagaria nell’ambito del trasporto e dello smaltimento illecito dei rifiuti.

L’indagine era partita nell’agosto del 2017, dopo uno sversamento abusivo avvenuto in un terreno situato tra le province di Napoli e Caserta. Il quadro accusatorio si fondava anche sulle dichiarazioni di quattro collaboratori di giustizia e su una conversazione già acquisita nel processo “Medea”.

Proprio quell’intercettazione si è rivelata decisiva per la difesa. Nel dialogo tra Pasquale e Carmine Zagaria si faceva riferimento a un certo “Peppe”, indicato come imprenditore affidabile per il trasporto dei rifiuti. Secondo la ricostruzione difensiva, quel soggetto sarebbe stato erroneamente identificato con Parente.

L’errore di persona era già stato riconosciuto dal Tribunale del Riesame, che aveva annullato la custodia cautelare restituendo la libertà all’imprenditore. Dopo l’appello proposto dalla Dda, sono stati nuovamente ascoltati i collaboratori di giustizia ed eseguiti approfondimenti sulla trascrizione contestata. Al termine della rinnovata istruttoria, la Corte ha confermato l’assoluzione.

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