
MONDRAGONE/SESSA AURUNCA. Si chiude con sette assoluzioni il processo celebrato davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere e scaturito da una vasta inchiesta sul traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti tra il Casertano, il Cassinate e l’Abruzzo.
I nomi
Il giudice monocratico della Terza Sezione Penale, Luca Vitale, all’udienza del 16 settembre ha assolto Loreta Bevilacqua, Cristina Sauchella, Enrico Sauchella, Antonio Spada, Carolina Spada, Eliseo Spada e Giuseppe Spada dai reati agli stessi rispettivamente contestati perché il fatto non sussiste, ai sensi dell’articolo 530 del codice di procedura penale.
Una decisione arrivata al termine di un processo nel quale la Procura aveva formulato richieste di condanna molto pesanti: 9 anni di reclusione per Carolina Spada e 7 anni ciascuno per Loreta Bevilacqua, Cristina Sauchella, Enrico Sauchella, Antonio Spada, Eliseo Spada e Giuseppe Spada.
Il giudice ha fissato in 90 giorni il termine per il deposito delle motivazioni. Bisognerà quindi attendere il provvedimento completo per conoscere nel dettaglio il percorso giuridico e probatorio che ha portato alla pronuncia assolutoria.
L’inchiesta partita nel 2018
Il procedimento affondava le proprie radici in una complessa attività investigativa avviata nel maggio del 2018 e proseguita fino al novembre del 2019, coordinata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere e affidata ai carabinieri della Compagnia di Sessa Aurunca.
L’operazione era poi sfociata, nel 2021, nell’esecuzione di 17 misure cautelari, delle quali 14 in carcere e tre agli arresti domiciliari. L’indagine aveva interessato persone residenti o operative tra Mondragone, Sessa Aurunca, Pietramelara, Cassino, San Salvo e altre località.
Secondo l’originaria ricostruzione accusatoria, alcuni degli indagati avrebbero acquistato quantitativi di cocaina ed eroina destinati successivamente alla cessione ad altri soggetti attivi su differenti piazze di spaccio. Nel corso dell’attività investigativa erano stati contestati numerosi episodi di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti.
Gli investigatori avevano fatto ricorso a intercettazioni telefoniche e ambientali, videoriprese e servizi sul territorio. Nell’ambito dell’intera attività erano stati inoltre eseguiti sequestri di sostanza stupefacente e denaro.
Le intercettazioni in lingua sinti al centro del processo
Nel processo conclusosi con le assoluzioni, una parte rilevante del materiale investigativo era costituita dalle conversazioni intercettate. Secondo quanto riferito dalla difesa, molte comunicazioni avvenivano in lingua o dialetto sinti, aspetto sul quale i legali hanno concentrato una parte importante della propria linea difensiva.
Gli avvocati hanno infatti contestato l’attendibilità delle traduzioni e delle trascrizioni delle conversazioni, evidenziando le difficoltà legate all’interpretazione di un dialetto conosciuto e traducibile correttamente da un numero limitato di persone.
Si tratta, allo stato, della ricostruzione fornita dalla difesa. Le ragioni poste dal giudice alla base dell’assoluzione di Loreta Bevilacqua, Cristina Sauchella, Enrico Sauchella, Antonio Spada, Carolina Spada, Eliseo Spada e Giuseppe Spada saranno chiarite con il deposito delle motivazioni.
Tra le contestazioni contenute nel procedimento figuravano episodi che, secondo l’accusa, si sarebbero verificati tra il 2018 e il 2019 a Mondragone, Pietramelara, Sessa Aurunca, Cassino e San Salvo, con ipotesi di detenzione e cessione di cocaina, eroina e altre sostanze.
Dalle richieste di condanna alle sette assoluzioni
Il dibattimento ha dunque avuto un esito completamente diverso rispetto alle conclusioni avanzate dalla pubblica accusa. A fronte della richiesta di 9 anni per Carolina Spada e di 7 anni per Loreta Bevilacqua, Cristina Sauchella, Enrico Sauchella, Antonio Spada, Eliseo Spada e Giuseppe Spada, il Tribunale ha pronunciato per tutti e sette l’assoluzione con la formula «perché il fatto non sussiste».
Il collegio difensivo
Gli imputati sono stati difesi dagli avvocati Gabriele Roberto Cerbo, del Foro di Santa Maria Capua Vetere, Fabrizio Chianese, del Foro di Napoli, e dall’avvocato Ciro Maiorano, del Foro di Santa Maria Capua Vetere.
Con il dispositivo pronunciato il 16 settembre 2026 si chiude quindi il primo grado di giudizio per i sette imputati. Per conoscere nel dettaglio le ragioni della decisione bisognerà attendere il deposito delle motivazioni, fissato entro 90 giorni.

