Balzana, Foti, Ferro e Gratteri: ora il bene confiscato deve tornare a produrre

La Balzana santa maria la fossa accoglie ministri e autorità

Il ministro, il sottosegretario all’Interno e il procuratore di Napoli hanno visitato il complesso di Santa Maria La Fossa. Già finanziati 27 milioni, ne servono altri 15,5 per completare il Parco agroalimentare

La visita delle istituzioni alla Balzana

SANTA MARIA LA FOSSA. La Balzana non vuole più essere soltanto il luogo che racconta ciò che la criminalità organizzata è riuscita a costruire nel territorio casertano. L’obiettivo, oggi, è farla tornare a produrre. Lavoro, attività agricole, trasformazione, formazione e nuove opportunità per la comunità.

È questo il messaggio arrivato questa mattina, martedì 15 settembre, dalla visita del ministro per le Politiche di coesione Tommaso Foti, del sottosegretario all’Interno Wanda Ferro e del procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri.

La delegazione ha raggiunto il complesso agricolo di Santa Maria La Fossa dopo l’incontro al Centro di educazione e documentazione ambientale «Pio La Torre», sede operativa di Agrorinasce, dove si è svolto il convegno «Politiche di Coesione e Beni confiscati».

Poi il sopralluogo all’interno della Balzana, uno dei beni confiscati più importanti della Campania per estensione e valore strategico.

Ventisette milioni già finanziati

Il futuro del complesso passa innanzitutto dalle risorse. In estate il CIPESS ha assegnato altri 8,5 milioni di euro destinati al completamento del Lotto 4 e al recupero della zona residenziale dell’ex villaggio agricolo.

I nuovi fondi si aggiungono ai precedenti finanziamenti della Regione Campania, che ammontano complessivamente a circa 4,5 milioni di euro. Considerando le diverse risorse già destinate agli interventi, la Balzana può contare su circa 27 milioni di euro già finanziati. Ma il progetto non è ancora completo.

Per arrivare alla piena realizzazione dell’intervento servono infatti altri 15,5 milioni di euro, necessari per il quinto lotto. Ed è proprio su questo passaggio che il ministro Foti ha lasciato aperta una porta molto concreta.

«Se ci sarà un progetto esecutivo anche per il quinto lotto, noi faremo la nostra parte», ha detto il ministro, assicurando la disponibilità a intervenire anche per l’ultima tranche di finanziamento. Non è quindi soltanto una questione di recuperare muri e strutture. Il vero obiettivo è arrivare alla fase produttiva del progetto.

Foti: «La Balzana deve tornare a essere un corpo vivo»

Durante la visita, Foti ha sottolineato che un bene confiscato non può considerarsi recuperato semplicemente con il provvedimento giudiziario. Il passaggio decisivo arriva dopo la confisca, quando il patrimonio deve trovare una nuova funzione e diventare nuovamente utile alla collettività.

«I beni confiscati non possono concludere la loro esistenza con il decreto di confisca», ha spiegato il ministro, indicando proprio la Balzana come esempio di una rifunzionalizzazione già visibile.

La prospettiva indicata da Foti è quella di riportare il complesso a una funzione centrale per Santa Maria La Fossa. In passato la Balzana rappresentava un punto di riferimento per la comunità locale. Il progetto punta a restituirle quella funzione, ma con un significato diverso e più ampio.

L’idea è che il complesso possa diventare un punto di riferimento non soltanto per il Comune, ma per l’intero territorio regionale e nazionale.

Gratteri: «Recuperare questo bene significa rilanciare il territorio»

Ancora più diretto il procuratore Nicola Gratteri. «Alla Balzana è stato fatto un lavoro importante, per questo sono venuto. Recuperare questo bene significa rilanciare il territorio», ha affermato.

Per il procuratore, la vera efficacia delle politiche sui beni confiscati si misura nella capacità di renderli concretamente utilizzabili. Il rischio, altrimenti, è quello di investire risorse senza arrivare a una reale restituzione del patrimonio alla comunità.

Gratteri ha allargato il discorso anche agli altri beni sequestrati e confiscati presenti sul territorio nazionale. Sono migliaia le strutture che attendono una destinazione definitiva, interventi di recupero e una nuova vita.

Il procuratore ha chiesto di accelerare questo percorso e di sostenere anche le associazioni più piccole, quelle realtà che spesso hanno meno strumenti ma possono comunque svolgere un ruolo importante nella gestione dei patrimoni sottratti ai clan. La Balzana, in questo quadro, diventa un esempio da seguire.

Il progetto del Parco agroalimentare alla Balzana a Santa Maria la Fossa

Il grande obiettivo resta la nascita del Parco agroalimentare dei prodotti tipici della Regione Campania.

Il progetto interessa circa 200 ettari tra terreni agricoli, abitazioni e strutture rurali. Il Comune di Santa Maria La Fossa ha ricevuto il complesso nel 2017 e da allora Agrorinasce lavora alla sua valorizzazione. La nuova Balzana dovrebbe tornare a vivere attraverso l’agricoltura e la trasformazione dei prodotti.

Non soltanto coltivazioni, dunque, ma anche attività produttive, formazione e ricerca. Il progetto comprende inoltre spazi per l’accoglienza e il turismo rurale, con l’obiettivo di creare un sistema capace di generare lavoro e nuove attività economiche.

È proprio la parte produttiva quella che potrà determinare il successo dell’intera operazione. Come ha spiegato l’amministratore delegato di Agrorinasce Giovanni Allucci, la Balzana potrà vivere davvero soltanto se torneranno la produzione agricola e la trasformazione dei prodotti.

Nuovi spazi anche per chi lavorerà nel complesso

Tra gli interventi finanziati rientra anche il recupero delle ville familiari presenti nell’area. Agrorinasce prevede di recuperarle e realizzare appartamenti destinati ai dipendenti che lavoreranno all’interno del futuro complesso. È un dettaglio che racconta bene la dimensione del progetto. L’obiettivo non è creare una struttura da visitare occasionalmente, ma un luogo nel quale le persone possano lavorare e vivere.

La Balzana dovrà quindi tornare a essere un’area produttiva, con una comunità legata alle attività che nasceranno al suo interno. Da qui passa anche la possibilità di restituire al territorio una parte della ricchezza che per anni era rimasta legata a un sistema completamente diverso.

Ferro: «La lotta alla criminalità si completa restituendo i beni ai cittadini»

Per Wanda Ferro il recupero della Balzana rappresenta il completamento di un percorso che parte dall’attività investigativa e giudiziaria. Le confische, ha sottolineato il sottosegretario all’Interno, diventano realmente efficaci quando il patrimonio sottratto ai clan passa definitivamente nella disponibilità della collettività.

La Balzana può quindi rappresentare un esempio concreto di questa trasformazione. Formazione, produzione e opportunità per i giovani sono alcuni degli elementi indicati da Ferro per descrivere la funzione che il complesso potrà assumere.

Anche la Regione Campania ha confermato il proprio impegno. L’assessore regionale all’Agricoltura Maria Carmela Serluca ha ricordato i finanziamenti già messi a disposizione e la volontà di accompagnare il progetto nella fase successiva.

La partita del quinto lotto della Balzana a Santa Maria la Fossa

Adesso il prossimo passaggio riguarda il Lotto 4, che potrà procedere anche grazie agli 8,5 milioni assegnati dal CIPESS, e contemporaneamente la progettazione del Lotto 5. Sono questi i due snodi sui quali si concentra il futuro immediato della Balzana.

La presidente di Agrorinasce Maria Antonietta Troncone ha sottolineato il valore della collaborazione tra le istituzioni, mentre Allucci ha ringraziato il ministro per la nuova dotazione finanziaria. Il sindaco di Santa Maria La Fossa Nicolino Federico ha parlato di una grande opportunità, ma anche di una responsabilità per il Comune.

La Balzana, infatti, in passato aveva già avuto una funzione produttiva importante per il paese. L’obiettivo ora è recuperare quella vocazione, con strumenti nuovi e con un progetto pensato per l’agricoltura campana.

La sfida sarà trasformare i finanziamenti in opere completate e, soprattutto, le opere in attività capaci di produrre occupazione. È qui che si giocherà la partita più importante.

Perché una volta recuperati gli edifici, riqualificati gli spazi e completati i lavori, la Balzana dovrà dimostrare di poter fare quello che Foti, Ferro, Gratteri e Agrorinasce hanno indicato come obiettivo comune: tornare a essere un luogo vivo, produttivo e utile alla comunità.

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