
CASERTA. L’operazione contro la pirateria audiovisiva era già emersa nelle scorse settimane, ma sono soprattutto alcuni particolari del sistema utilizzato a delineare la nuova frontiera del cosiddetto “pezzotto”. Un meccanismo molto più evoluto delle tradizionali IPTV illegali e che potrebbe ora portare all’identificazione di numerosi utenti anche in Campania e nel Casertano.
L’indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Ravenna, con il supporto dei reparti specializzati e il coordinamento della Procura di Bologna, ha portato a oltre cento perquisizioni sul territorio nazionale. Nel mirino una rete che avrebbe consentito di accedere abusivamente ai contenuti delle principali piattaforme televisive e di streaming a pagamento.
Uno degli aspetti più interessanti riguarda la tecnologia utilizzata. Al tradizionale “pezzotto” si sarebbe infatti affiancata Cinemagoal, un’applicazione installabile direttamente sui dispositivi degli abbonati.
Il cuore del sistema sarebbe stato costituito da una serie di macchine virtuali operative 24 ore su 24, predisposte per intercettare a intervalli di circa tre minuti i codici provenienti da abbonamenti regolari, che secondo gli investigatori sarebbero stati intestati anche a prestanome. Le credenziali venivano poi trasferite verso server collocati all’estero e utilizzate per rendere disponibili i contenuti ai clienti della rete clandestina.
C’era inoltre un particolare che poteva convincere gli utilizzatori di essere al riparo dai controlli: il sistema sarebbe stato progettato per schermare l’indirizzo IP dell’utente finale. Una protezione soltanto apparente, perché il sequestro dell’infrastruttura e dei server presenti anche fuori dall’Italia avrebbe consentito agli investigatori di acquisire materiale utile a ricostruire la platea degli abbonati.
Ed è proprio questo passaggio a interessare adesso anche la Campania. L’analisi dei dati potrebbe permettere di risalire progressivamente ai clienti del servizio, compresi quelli residenti nelle province campane e nel Casertano, qualora presenti negli archivi sequestrati.
La rete commerciale avrebbe potuto contare su oltre 70 rivenditori, con abbonamenti annuali venduti a cifre comprese tra 40 e 130 euro e pagamenti effettuati anche attraverso criptovalute e conti esteri.
Per gli utenti finali il rischio non è soltanto quello di ritrovarsi improvvisamente senza servizio. Sono previste infatti sanzioni che possono arrivare fino a 5mila euro. Le verifiche sul materiale acquisito proseguono e potrebbero allargare ulteriormente il numero delle persone identificate.

